Scrivere è qualcosa di meraviglioso. Permette di sfogarti quando sei arrabbiato con il mondo intero. Incontri persone, tante, sempre diverse che vogliono ascoltarti. Ho conosciuto Daniela, ha perso la sua bimba (in Toscana sei una bimba per sempre per un genitore) la notte dell’esplosione del treno a Viareggio. Francesca ha perso il marito Antonino sul lavoro perché la maschera per respirare non era a norma, un processo che comincia con un rinvio il 17 novembre 2009, sono trascorsi 5 anni dalla morte. Antonietta ha perso il nipote Davide il 6 aprile 2009, a marzo il rinvio per novembre. Ornella ha perso Niki, lo Stato archivia come suicidio, ma si tratta di un omicidio con tanto di criminalità organizzata. Queste sono persone che vivono in Italia. Aspettano giustizia. Quella che recita l’articolo 3 della Costituzione, quella uguale per tutti. Poi però ti scontri con la realtà. Un Presidente del Consiglio plurindagato, unico caso al mondo. Vorrebbe andare a puttane invece di presenziare noiose conferenze, summit. La vita per lui è una barzelletta con bestemmia o con fica. Dove regna lui va tutto bene: non c’è fame, l’economia è fiorente, tutti hanno il telefonino e il televisore al plasma (nelle case consegnate a L’Aquila era in dotazione). La televisione pubblica ti suggerisce quale dentista fa divertire tuo figlio mentre gli cura le carie, gli ultimi gusti su gelati, fa sondaggi se le lampade abbronzanti creano dipendenza…
Mentre il Governo però è impegnato. Legittimo impedimento… per l’uomo plurindagato. Il capo non firma. Processo breve, bagarre in piazza, poi il processo deve diventare lungo così si possono presentare mille testimoni e arrivare comunque a prescrizione. Non importa se i cittadini, quelli che aspettano la vera giustizia perché sono stati privati di uno o tanti diritti, non l’avranno. Noi non veniamo rispettati. Allora violiamo tutte le leggi, tutte quelle che hanno fatto dal 1994. Questa classe dirigente non merita il rispetto di ciò che fa, non è credibile.