“L’Aquila ha subito vari terremoti nella sua storia, molti dei quali distruttivi.
Il primo terremoto di cui si ha notizia risale al 13 dicembre1315, le scosse si perpetrarono per quattro settimane, provocando numerose vittime. Gli aquilani vissero all’aperto o sotto rifugi di fortuna in pieno inverno.
Il 13 aprile 1348 si ebbe un sisma che causò lievi danni.
Un terremoto devastante, invece, si verificò il 9 settembre 1349: anche in quella occasione vi furono molti danni e le vittime furono circa 800, (le cronache dell’epoca riportano lunghi tratti della cinta muraria caduta o sbrecciata). La nube di polvere che gravò sulla città per lungo tempo impedì le ricerche dei sopravvissuti sepolti dalle macerie.
Nel 1456 un nuovo terremoto colpì L’Aquila nel suo periodo di massimo splendore. Si registrarono vittime e danni.
Un terremoto ben più devastante si ebbe il 26 novembre 1461 con una intensità pari al 6,4 (scala Richter) successivamente alla scossa principale vi furono altre scosse che si protrassero per due mesi.
Il 2 febbraio 1703: terremoto della Candelora. (Per molti aspetti ricorda quello del 2009). Le cronache dell’epoca narrano che nell’ottobre del 1702 iniziò un lungo sciame sismico che durò per diversi mesi. La popolazione aquilana passò per paura l’inverno dentro rifugi di fortuna. Dopo che per un certo numero di giorni non si avvertirono più le scosse, per ringraziare la fine dello sciame sismico molti cittadini aquilani (ognuno del proprio borgo o quarto) si ritrovarono nelle chiese ai vespri, quando avvenne la forte scossa pari al 6.7 gradi della scala Richter, vi furono tremila morti; solo nella chiesa di San Domenico quasi ottocento e oltre seimila durante il corso dell’anno. Vi furono molti danni, quasi tutte le chiese e i palazzi riportarono danni significativi, se non rasi al suolo. Le persone sopravvissute abbandonarono la città ritenuta poco sicura.
Vi furono altri terremoti nella storia di L’Aquila molto meno distruttivi dei precedenti, quello che devastò la Marsica, il 13 gennaio del 1915, provocò danni anche nel capoluogo, ma solamente ai palazzi del centro storico.
Il 6 aprile 2009 ore 3.32: la grande scossa. Erano ormai mesi che gli aquilani avvertivano scosse di terremoto, fin dall’ottobre 2008, e con il passare dei mesi si erano intensificate. Che L’Aquila sia una città sismica ad alto rischio ce lo dice la storia: è stata distrutta ben tre volte dalla sua origine, era il “terremoto amico” che avvertiva, quasi supplicava di intervenire, di fare qualcosa. Le autorità preposte però, non prendevano provvedimenti, un silenzio assordante quasi come il terremoto. Un cittadino si aspetta che chi ha mandato a rappresentarlo si preoccupi di lui, della sua sicurezza.
Non si può vivere in un Paese dove non si fa prevenzione, dove si sottraggono risorse al soccorso pubblico, ai Vigili del Fuoco (sono gli unici per capacità e professionalità) sotto organico con turni massacranti e mal pagati. In una condizione del genere ci si aspetta, da chi è deputato a governare, di organizzare dei piani di soccorso in caso di terremoto, ma soprattutto di informare e non nascondere ai cittadini il pericolo che corrono.” Introduzione di Maurizio Alosi al libro “Ju tarramutu” uscito ad ottobre 2009 ben prima delle intercettazioni che dimostrano l’incapacità di svolgere il ruolo ricoperto da Guido Bertolaso. Il medico, ex Capo della Protezione Civile, definì lo sciame sismico del 2009 normale, lo si evince da queste intercettazioni che risalgono al 30 marzo 2009, giorno in cui ci fu la scossa più forte fino a quel momento. Il giorno dopo a L’Aquila si riunì la Commissione Grandi Rischi, composta da esperti di terremoti e non da medici, che ripetè le parole di Guido Bertolaso.
I terremoti dell’Aquila e l’ignoranza di Bertolaso
gennaio 21, 2012 di admin