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Archive for febbraio 2012

Ci sono alcuni principi che regolano la Pubblica Amministrazione: efficacia, efficienza ed economicità a quest’ultimo si può estendere il principio di trasparenza, infatti la legge 15 del 2009 all’articolo 4, sesto comma, prevede: “La trasparenza costituisce livello essenziale delle prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche a norma dell’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione.” Nel successivo comma si legge: “Ai fini del comma 6 la trasparenza è intesa come accessibilità totale, anche attraverso lo strumento della pubblicazione su siti internet delle pubbliche amministrazioni, delle informazioni concernenti ogni aspetto dell’organizzazione delle pubbliche amministrazioni,  degli indicatori relativi agli andamenti gestionali e all’utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali, dei risultati delle attività di misurazione e valutazione svolta in proposito degli organi competenti, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità

La successiva legge 69 del 2009 dispone che l’accesso ai documenti amministrativi, attese le sue rilevanti finalità di pubblico interesse, costituisce principio generale dell’attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l’imparzialità e la trasparenza. Nell’articolo 32 per l’eliminazione degli sprechi relativi al mantenimento di documenti in forma cartacea dispone che a far data dal 1º gennaio 2010, gli obblighi di pubblicazione di atti e provvedimenti amministrativi aventi effetto di pubblicità legale si intendono assolti con la pubblicazione nei propri siti informatici da parte delle amministrazioni e degli enti pubblici obbligati.

In Abruzzo, nei comuni interessati dal terremoto, ogni amministrazione comunale applica la normativa  a discrezione, soprattutto se si tratta delle somme liquidate a seguito del sisma, ecco alcuni esempi:

Comune di Poggio Picenze, Cagnano Amiterno (non è possibile accedere all’archivio storico dell’albo pretorio): sono presenti gli oggetti delle determine ma non esiste nessun documento consultabile come è visibile da qui: albo pretorio 2012

Comune di Barisciano, Navelli (non è possibile consultare lo storico dell’albo pretorio)

Comune di Arsita (Te),  mancano i documenti sulle liquidazioni dei contributi acconto liquidazione finale contributo per la riparazione di immobile danneggiato

Comune di San Pio delle Camere questo è il pdf allegato alla voce contributi erogati riparazione immobili: contributi concessi riprazioni immobili danneggiati sisma anno 2011

Il caso più curioso è quello del comune dell‘Aquila, il pdf del documento è presente, ma una volta aperto compare una scritta: IL TESTO INTEGRALE DELLA DETERMINAZIONE PUO’ ESSERE RICHIESTO, A NORMA DELLA L. 241/1990
ARTICOLI 22/23/24/25, PRESSO GLI UFFICI COMPETENTI, I CUI INDIRIZZI E RECAPITI SONO DISPONIBILI SUL SITO
ISTITUZIONALE DEL COMUNE http://www.comune.laquila.it.\

Ovviamente non si tratta di una cosa impossibile, il comune di San Demetrio ne’ Vestini riepiloga i contributi erogati in una semplice tabella: elenco istanze contributi


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Casale Monferrato. “Sono Annamaria Giovannola. Ho cominciato a lavorare all’Eternit nel 1955, avevo 19 anni. Per undici mesi ho lavorato con una cooperativa. Eravamo tantissime donne e uomini, facevamo turni dalle 5 alle 13, dalle 13 alle 21. All’inizio prendevo 35 mila lire al mese, poi con le lotte sindacali e la scala mobile il salario è aumentato. (…) Dopo un anno fummo assunti dall’Eternit. Non eravamo sempre nello stesso reparto, dove avevano bisogno ci mandavano. (…) Ricordo che gli uomini facevano i lavori più pesanti, mentre noi donne lavoravamo al reparto manufatti. Facevamo tutti pezzi per l’edilizia. Per la prevenzione della salute non c’era niente. Era impossibile lavorare con la mascherina quando divenne obbligatoria, lavoravamo a cottimo e la mascherina sarebbe stata di intralcio alla libertà dei movimenti, quando il sudore scendeva giù per il viso. Più lavoravi e più prendevi. Ad un certo punto misero dei filtri, ma li chiudevano e li riaprivano, non veniva fatta manutenzione

I primi anni c’era un trenino che arrivava con il carico di amianto nella stazione che era in periferia.  Una ditta scaricava il materiale, lo metteva sul carro merci e poi attraversava tutta Casale e arrivava allo stabilimento. L’Amianto veniva trasportato a cielo aperto. Dove passava il trenino, sicuramente perdeva qualcosa. Infine veniva scaricato vicino lo stabilimento. Gli uomini lo caricavano sul carrello e lo portavano dentro lo stabilimento. L’unica protezione che indossavano noi donne era un fazzoletto in testa per proteggere i capelli, perchè quando ci spogliavamo eravamo tutte grigie.

Nel 1960 mi sono sposata e l’anno dopo ho avuto una bambina. Allora avevamo già un permesso per allattare i figli. Lavoravo per tre ore, poi avevo un’ora a disposizione per l’allattamento. Tornavo a casa, nemmeno toglievo il grembiule perchè il tempo passava in fretta. Chissà quanto amianto avrà mangiato mia figlia! E poi a lavoro per altre tre ore.

Dopo più di vent’anni che lo stabilimento è chiuso, non sono morti solo i lavoratori, ma anche i parenti, i figli di chi lavorava all’Eternit. Io ho lavorato fino agli ultimi anni di vita della ditta. Già dal 1975 mi fu riscontrata l’asbestosi al 21 per cento, non sono andata via perchè sapevo che ormai il danno ce l’avevo e allontanarmi non sarebbe servito a tornare sana, anzi è una malattia che può solo peggiorare. Però potevo continuare a lottare con il sindacato per ottenere qualcosa in più. Ma all’INAIL ti rendi conto dell’ingiustizia di cui siamo vittime. (…) Ad alcuni colleghi, fino al mese prima di morire per mesotelioma, è stato raccontato che non c’erano stati peggioramenti.

Ora ho il 44 per cento di invalidità. Non solo ho difficoltà a camminare, ma non riesco ad affrontare nemmeno una semplice discussione da seduta, mi sento strappare in mezzo alla schiena. (…) C’è voluta la pazienza dell’INCA CGIL e dei sindacalisti Bruno Pesce e Nicola Pondrano, per avere i nostri diritti.  Perchè i padroni, sono sempre i padroni.

Oggi ho sempre paura per mia figlia, nessuno può assicurarmi che sia salva” (Tratto dal libro “Morti bianche”)

 

 

 

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Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.

Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.

L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.

L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.

L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.

L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.

L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.

Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.

Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su “La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del prof. Mario Deaglio. Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro“, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari“, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e le 18,00 di martedì 27 luglio 2010).

Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria.
Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino.

Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis.

ODORAVA DI DIGNITA’.

Anonimo operaio metalmeccanico, anonimo per non subire ritorsioni (sic!)

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Finalmente la Miss Sixty, società che raggruppa i marchi Miss Sixty, Sixty, Energie, Killah, Murphy&Nye e Refrigiwear ha presentato il piano industriale: l’obiettivo entro il 2015 è il rilancio del gruppo e il ritorno all’utile. Verrà potenziata la rete retail europea e saranno aperti nuovi canali di business negli Stati Uniti, in Brasile e in Russia. Tutto questo sarà possibile tagliando 183 (su 445) posti di lavoro in Italia, mentre è stata confermata la sede a Chieti . A novembre dell’anno scorso Sixty Group, ha rafforzato la distribuzione in Europa attraverso l’apertura di 3 flaghsip e nel capitale è entrata la società cinese Trendy international, nonostante ciò il gruppo ha chiuso il 2011 con un fatturato in calo: 293 milioni di euro, rispetto ai 381,5 milioni del 2010, risultati che l’azienda imputa alla diminuzione della domanda sui mercati europei (dove Sixty vuole investire Sic!). Però non viene spiegato da nessuna parte che ormai alcune produzioni, ad esempio tutta la linea Killah, le borse ed altri accessori Miss Sixty vengono prodotti da tempo in Cina. Sindacati e politica sono stati quasi silenziosi perché senza il piano industriale non potevamo muoversi… ed ora? Ora si chiede un intervento a livello nazionale, ma dei manufatti prodotti a costo cinese  e venduti a prezzo italiano (una t-shirt costa € 1,50  qui sono consultabili i prezzi italiani) , nessuno come al solito ne fa cenno. L’unico obiettivo è licenziare in maniera indolore. Confermata anche la testimonial Belen Rodriguez (cachet sempre segretissimo), è il terzo spot che fa per il marchio Miss Sixty, forse è il caso di iniziare a chiederle il risarcimento considerando le perdite.

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Un centro commerciale, si sa, è un miscuglio di attività: riciclaggio di denaro, lavori precari, mazzette, voti di scambio. Ma questa non è la storia dell’attuale sindaco di Calenzano, che all’inizio del suo mandato ha trovato il centro commerciale già bello che avviato, e allora perchè non difendere le operaie? Maria Esposito, una delle otto lavoratrici licenziate, scrive una lettera disperata al sindaco Biagioli:

“Buongiorno Alessio,ti scrivo è meglio.
La situazione diciamo è cambiata di un passo.L’avvocato questa settimana,ha avviato gli atti per il pignoramento.Bene,diciamo pure che non mi fido di Sarni,e credo sia normale,e ho paura che possa tirare fuori dal cilindro un nuovo coniglio.La seconda cosa sono i tempi,e noi,abbiamo già aspettato tanto.
Ti chiedevo un tuo intervento,dimostrare a questa gente che il comune di Calenzano sta con noi,dalla parte dei lavoratori,non mi spiego il silenzio di tanti su questa storia…dove sta il problema,nel fatto che in quel centro lavorano tante persone,giusto,giustissimo,ma anche noi siamo persone,e non possiamo “pagare” per gli altri,soprattutto perchè nessuno ha “pagato” per noi.Siamo persone anche noi,e abbiamo diritto che venga fatta giustizia,non capisco mi ripeto il silenzio.Tre anni,non sono tre giorni,mi potrai rispondere che ci sono i legali per queste cose,come c’era il sindacato.Bene…io allora ti dico che il sindacato ha seguito la faccenda con i piedi,basta pensare che a Livorno nessuno è stato licenziato,e che l’avvocato non puo’ far miracoli,non è riuscito a farli un giudice dopo una sentenza,e non ti sto chiedendo di farli a te.Ti chiedo una posizione in questa storia forte e chiara,ti chiedo di provare a contattarlo(ti ho detto che il nostro legale è disponibile ad incontrarlo).Non può passare inosservata tutta sta storia,non è giusto,vero siamo in otto,ma otto persone valgono quanto 100,1000.Siamo in una regione,la Toscana,dove certe cose le ripudia,dove da sempre si fa portatrice di forti valori,perchè con noi no?
Sarni non è un personaggio semplice,sicuramente,ma se capisce che non siamo sole,se capisce che con noi ci sono le istituzione,forse inizierà a pensare.E’ vero,il sindaco,è il sindaco di tutti,ma non possiamo dimenticarsi di otto donne che da tre anni faticano a campare,per colpa di un delinquente,e che ha parte questo manco la parte economica vuole riconoscerci.
Al Carrefour c’è tanta gente che lavora,mi ripeto va benissimo,ma ripeto io,noi,non possiamo accettare questa giustificazione,sono due cose ben distinte e separate.
Grazie per tutto”

 

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Qui potete leggere l’autocelebrazione di Guido Bertolaso

Grazie neve di Guido Bertolaso

Qui potete leggere i commenti… solo il mio non è stato approvato, con Guido Bertolaso ho un precedente a Radio Anch’io dove non mi ha ugualmente risposto (se mi chiamassi Silvia potrei dire che si tratta di un complotto contro la mia persona)

Commenti

Commento di manuela
Inserito 10 febbraio 2012 at 11:29

caro guido,
aspettavamo il tuo commento sulla vicenda emergenza neve.
come al solito sei stato tirato in ballo da chi non si rassegna ad ammettere che la protezione civile che avevi creato era efficiente e risolutiva, per ogni intervento in cui era chiamata ad operare.
come al solito sai rispondere con parole chiare e fatti circostanziati.

Commento di Claudio Vaccari
Inserito 10 febbraio 2012 at 12:20

Forse è solo la neve ha dimostrato che Lei aveva ragione, anche per il problema del dopo-Concordia mi pare che l’inefficienza sia stata molta. Sbaglio ? Siamo un paese dove gli Schettini, parlano, scrivono, commentano e proliferano. Non molli e ricordi che a fronte di 1000 Schettini ci sono milioni di brave persone che la stimano e La rispettano. L’unica speranza che ci resta è che il tempo sia galantuomo. Cordiali saluti, Claudio Vaccari

Commento di alex17
Inserito 10 febbraio 2012 at 13:48

Gentile Dott. Bertolaso,
ho visto, forse, lo scorso anno un intervista con Minoli dove esprimeva timori sulla Sua notorietà, aveva ragione!!!!!!!!!!!! Oggi nel nostro paese non si ha più nessuna regola e i noi cittadini siamo in mano ad un branco di biechi “teorici” voluti da un Presidente della Repubblica leggermente “avanti negli anni” e forse con una probabile demenza senile vista l’età . La ringrazio per quello che ha fatto per il nostro paese anche se sono una piccola formica spero che questo Le dia la forza di combattere la battaglia alla quale è stato chiamato con stima .Alex17

Commento di maria pia spada
Inserito 10 febbraio 2012 at 13:50

Bertolaso, ti prego, torna. Mi davi tanta sicurezza, adesso mi sento solo abbandonata e presa per i fondelli. Per favore Maria Pia

Commento di samanta di persio
Inserito 10 febbraio 2012 at 14:06

Deve aver dimenticato i 309 morti del terremoto dell’Aquila dopo 6 mesi di sciame sismico! Lei signor Bertolaso è l’ultima persona che può esprimere giudizi. Glielo dico da una stanza del progetto c.a.s.e. forse antisismica, ma di certo non antineve!

Grazie per il tuo commento! E’ stato aggiunto alla coda di moderazione e verrà pubblicato se sarà approvato dall’amministratore.

Commento di Elisabetta Becker
Inserito 10 febbraio 2012 at 14:18

Gent.mo Dott. Bertolaso,
non nascondo la mia stima ed ammirazione nei suoi confronti. Quando è successo l’incidente della Corncordia e quando l’emergenza neve a bloccato il Paese intero (salvo poche eccezioni) il mio primo commento è stato: manca Guido (mi scusi la confidenza) e la Protezione Civile che era stato capace di costruire.
Concordo totalmente con il suo ultimo articolo e mi unisco a lei nel chiedere che venga modificata IMMEDIATAMENTE la norma “vendicativa” anche se – ahimè – sono molto scettica che ciò avvenga.
Un caro saluto
Elisabetta Becker

Commento di Amedeo
Inserito 10 febbraio 2012 at 15:10

Teremoto a l’Aquila, rifiuti a Napoli, G8 a La Maddalena, cosa ha fatto la protezione civile sotto la guida di Bertolaso in questi casi?

Commento di borghandrea
Inserito 10 febbraio 2012 at 15:17

caro Dott. Bertolaso,
Le chiedo di non mollare mai….
l’Italia ha bisogno di persone come Lei..
Forza Bertolaso…

Commento di isola
Inserito 10 febbraio 2012 at 15:22

GRAZIE
Guido
non c’e bisogno di aspettare per vedere quanto manchi a noi italiani per tutti i problemi che solo in questi 2 mesi sono successi in italia,sono seriamente preoccupato per il futuro di questa nazione sul versante delle calamita naturali,le persone come lei che per anni anno dimostrato con i fatti le capacita’,vengono screditate e distrutte come persone, per interessi personali e politici.
Grazie da parte di un semplice italiano
per quelli che ai dato a questa nazione
Cordiali Saluti
Giovanni Marche

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Il Gruppo Sarni può vantare: 30 punti vendita con il brand “Sarni” per la gestione di bar,  gelaterie,  pizzerie e ristoranti self service nei centri commerciali; 50 punti vendita con il brand “Follie d’Oro” per la gestione di oreficerie e orologerie;40 punti vendita nella gestione di Aree di Servizio autostradali (secondi in Italia); oltre 1.500 dipendenti  su tutto il territorio nazionale.
Il Gruppo Sarni è un’azienda accogliente in cui si respira calore, per cui viene data estrema importanza alla valorizzazione del prodotto e per cui risulta essere determinante la cordialità con cui è trattato il cliente. Lo scopo principale è fare in modo che ogni cliente sia talmente soddisfatto del servizio e dei prodotti che vengono offerti da decidere di tornare sempre più spesso e sentirsi parte di questa grande famiglia. (dal sito http://www.grupposarni.it)
Il messaggio è chiaro: solidità dell’azienda e massima attenzione al cliente, ma i dipendenti oltre ad essere un numero cosa sono per il gruppo Sarni? Maria Esposito, insieme a sette colleghe, da tre anni sono state licenziate illegittimamente proprio dal gruppo Sarni.
Nel giugno del 2007 Sarni rilevò le quote del gruppo Fini. Maria Esposito e le sue colleghe lavoravano nel ristorante Finifast presso il centro commerciale il Parco di Calenzano. L’azienda, di proprietà della società il Parco srl, era gestita in regime di affitto dalla Finifast. Il 4 dicembre 2012 Finifast cedette la gestione dell’azienda a Finifast two, stipulando un contratto di subaffitto. Il 28 gennaio 2009 la Finifast cedette il ramo d’azienda  oggetto del contratto di affitto. Da subito i rapporti fra i vertici aziendali, i lavoratori e le organizzazioni sindacali si presentarono complessi. La Finifast applicava il miglior contratto del settore ristorazione, mentre la nuova dirigenza rifiutava l’applicazione di alcune clausole del Contratto Nazionale Collettivo (fornitura del vitto ai dipendenti e l’integrativo aziendale). Le lavoratrici a fine 2008 scioperarono, ma vennero sostituite da dipendenti di un altro punto ristoro.
La mattina del 24 marzo 2009 tutte le lavoratrici ricevettero una lettera di licenziamento con decorrenza 31 marzo 2009 per cessazione dell’attività. Il provvedimento era incomprensibile poiché il locale era gestito in regime di affitto d’azienda, quindi in caso di trasferimento d’azienda, il rapporto di lavoro continua. Ma l’intento era di dar vita ad una società ad hoc, la Calenzano 2 srl, che svolgesse sempre la stessa attività, con meno di quindici dipendenti, infatti in data 2 aprile 2009 furono riassunte solo le lavoratrici remissive alle nuove regole imposte (non erano iscritte alla Filcams-CGIL e non avevano partecipato allo sciopero). Il 2 marzo 2010 il Giudice del lavoro del tribunale di Prato chiese il reintegro delle otto lavoratrici poiché i licenziamenti erano nulli.
Il gruppo Sarni manifestò la propria volontà di opporsi in ogni modo alla sentenza di reintegro. Il 27 maggio del 2010 presso la Direzione Provinciale del Lavoro di Prato tra le lavoratrici e l’azienda venne firmata una transazione: le lavoratrici accettarono il licenziamento e l’azienda accettò di pagare € 10.000 a ciascuna lavoratrice (€ 1250 per ogni lavoratrice con scadenza 30.05.2010, 30.06.2010, 30.07.2010, 30.08.2010, 30.09.2010, 30.10.2010 e l’ultima rata di € 2.500 il 30.12.2010) (Alla Finifast two venne chiesto di pagare integralmente le spese legali liquidate dal Tribunale di Prato in favore dei due avvocati scelti dalla Filcams-CGIL €  28.125,00 + IVA e CAP) .
Da maggio 2010 alle lavoratrici sono state liquidate solo le prime due rate, quelle che l’azienda riteneva di dover pagare. Gli avvocati della Filcams-Cgil non si sono interessati ai restanti pagamenti e a dicembre 2010 le lavoratrici sono state costrette a cambiare avvocati.
Da Gennaio 2011 il nuovo avvocato invia precetti alle sedi legali ed alle residenze degli amministratori legali, senza riceve risposta.
Ad ottobre 2011, tramite visura camerale si evince che la società è stata nuovamente venduta, questa volta a due persone di Chieti. L’avvocato manda un primo precetto alla sede legale di Chieti, ma questa non esiste, allora lo manda alla residenza dei soci, il padre, di uno dei due, risponde che il figlio si è trasferito a Pescara. Le lavoratrici hanno dovuto prendere un secondo avvocato di Chieti. Fino ad oggi il precetto giace presso un ufficio postale di Chieti, dove possono trattenerlo per sei mesi, mentre la ricevuta di ritorno è stata smarrita!!!

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