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Archive for the ‘ingiustizia’ Category

mariellaIl 9 giugno del 2008 Vito Daniele, come tutti i venerdì, da Roma tornava a Bari dalla sua famiglia. Alle 13 chiamò sua figlia che era in gita, poi sua moglie. Stava percorrendo il solito tratto di autostrada: al confine fra la provincia di Avellino e Benevento. Verso le 14, si vide inseguito da una macchina della Guardia di finanza. Lo fermarono e lo fecero accostare lungo la corsia di emergenza. Gli si fece incontro un agente in borghese, gli chiese i documenti per fare i dovuti controlli. Vito scese dalla sua macchina e fu travolto da una bisarca in transito.

Il motivo del fermo, si legge nel comunicato stampa della Guardia di finanza, era per eccesso di velocità. Il finanziere dichiara: 180 km/h. L’eccesso di velocità non è un reato che presuppone l’arresto immediato oppure una tale emergenza da fermare l’uomo lì dov’è: nei pressi di una galleria in curva. L’agente avrebbe dovuto portare l’uomo in sicurezza: in una piazzola di sosta o meglio in un’area di servizio. Comunque quell’agente non sarebbe dovuto essere da solo, i controlli si fanno almeno in due e la Guardia di finanza può effettuare posti di blocco solo fuori dall’autostrada.

Il biglietto d’ingresso, l’unica prova che avrebbe potuto confermare se Vito effettivamente avesse superato i limiti di velocità, è scomparso.

Il 21 febbraio (c.a.), con pochi elementi, c’è stata la sentenza. Il maresciallo della Guardia di Finanza, l’autore del fermo, è stato dichiarato non colpevole. Il camionista, che ha travolto Vito Daniele, è stato condannato a sei mesi con la sospensione della pena.

Maria Zotti, moglie dell’uomo, prima della conclusione del processo, si era appellata a tutte le cariche istituzionali, anche al Presidente della Repubblica, perché ci sono testimoni mai chiamati a testimoniare. Non ha ricevuto nessuna risposta. Vito Daniele, marito e padre di tre figli non tornerà mai più in vita, e fino ad oggi viene negata anche verità e giustizia.

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Antonio D’Amico ha lavorato per 32 anni in Fiat. A settembre del 2002 dopo una vita di sacrifici, sarebbe andato in pensione.  Anche il figlio Rosario lavora in Fiat. Lavoravano nello stesso reparto: la lastratura[1], dove si assemblano le lamiere, circa 300 persone. A fine febbraio del 2002, “Uno dei ragazzi con contratto a termine, – racconta Rosario– guidava un carrello non mi sembrava che avesse padronanza, mancò poco che mi venne addosso“. Alle 6.35 del  6 marzo del 2002, lo stesso ragazzo guidava un carrello elevatore, nell’area Ute,[2] con una velocità superiore a6 km orari, investì Antonio D’Amico. Portava due contenitori con lamiere, probabilmente superavano l’altezza consentita del metro e sessanta, dunque la visibilità era limitata. Il tutto avveniva sotto gli occhi di Rosario e sotto quelli di almeno altri trenta operai. Quel carrello aveva il marchio Cee, c’erano tre pedali, con un doppio sistema di frenata che garantivano un sistema abs, un pulsante sullo sterzo per la retromarcia. “Ma il ragazzo non ha visto mio padre e non ha fatto nulla per impedire l’impatto -continua Rosario- Finì a terra  sbattendo la testa. Abbiamo un’ambulanza in azienda, ma non era attrezzata dotata di ossigeno. Mio padre non ce la faceva a respirare, era fra le mie braccia e mi sentivo impotente. Sono trascorsi venti minuti prima che ne arrivasse un’altra. Intanto venne chiamata l’impresa di pulizia e pulirono tutta l’area dov’era avvenuto il fatto. E’ morto dopo 40 minuti di agonia, giunse all’ospedale già senza vita. Quando arrivò la magistratura non c’erano più prove, furono sequestrati settanta carrelli e questo mi consolava perché significa che qualcosa non andava. Nel mio reparto allora, il 75% degli operai erano precari, il sistema lavoro richiederebbe una formazione e un patentino per poter guidare i carrelli, ma di fatto non era così. In quel periodo avevamo in produzione la nuova punto, l’azienda contava molto sulle vendite perciò c’era bisogno di produrre a ritmi elevati. Ci sono registrazioni nelle quali si vede benissimo che i carrelli viaggiano ad una velocità almeno doppia rispetto a quella prevista per norma. Ciò significa che un operaio produceva per due.”

Il ragazzo precario venne licenziato, ma fu assunto da una ditta esterna, all’interno della Fiat alcune lavorazioni vengono esternalizzate. I colleghi di lavoro non avevano visto, parliamo di circa trenta persone.

L’avvocato della contro parte è il presidente degli ordini degli avvocati della regione Campania. Sono dieci anni che il processo va avanti, con rinvii. Il ragazzo è stato condannato in primo grado, ma Fiat in appello ha chiesto l’annullamento perchè il giudice non si è attenuto alle regole processuali.  In azienda sono accaduti altri infortuni mortali, ma offrendo un posto di lavoro, in una regione dove non ci sono molte alternative alla Camorra, le famiglie hanno accettato.

Che resta? La medaglia al lavoro. La mortificazione e umiliazione di Rosario come figlio, lavoratore e cittadino italiano. Una disperata voglia di visibilità, di dire a milioni di persone: “Non riesco proprio a capire perché non posso avere giustizia dopo aver perso il diritto ad un genitore ed il diritto al lavoro, perché in questo Paese ci vogliono prove su prove e forse la giustiziaha la sua responsabilità di inefficienza? Ma se non avessi assistito io all’incidente, mio padre sarebbe morto per cause sconosciute?”


[1] Nel capannone di Pomigliano D’Arco ci sono tre settori: montaggio, lastratura e verniciatura

[2] Una zona centrale dove gli operai possono fare una pausa e dove i responsabili distribuiscono il lavoro

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M. M. muore per ribaltamento del trattore.

Ecco il respiro che sarrebbe stato dato ad un incidente sul lavoro. Ovviamente notizia solo da carta stampata e non tutta. Invece conosciamo tutti Michele Misseri perchè ci hanno accompagnato dalla colazione, fino al “Porta a Porta” del dopo cena. Trascorrono mesi di gogna e ad un certo punto si scopre  che quest’uomo è una vittima probabilmente del suo contesto culturale.

Poi c’è un Paese parallelo. Quello in cui si spezzano vite. Fra il 5 ed il 6 giugno sei lavoratori hanno perso la vita. Non dopo essere invecchiati, pensionati. Thomas Steger di 33 anni è morto al primo giorno di lavoro. Un rumeno, che se avesse stuprato una donna avrebbe avuto anche un volto. Le statistiche che nessuno cita, ci dicono che la maggior parte degli immigrati sono regolari. Ma è più facile additare come nemico uno straniero, che ad esempio un violentatore di democrazia come Silvio Berlusconi.

Diventa la norma Valentica Candela. Brucia sul lavoro. E’ viva con gran parte del corpo ustionato e con un processo che si rinvia di mese in mese, non per l’accuratezza delle indagini, ma per arrivare alla prescrizione. Appelli senza risposta della madre per avere un po’ di visibilità. I poveracci chiedono solo di essere visibili: salgono sulle gru, occupano un’isola, sciopero della fame e si incatenano. Il tutto funziona finchè non scivola nella normalità. Quando perdere il lavoro, perdere lo stipendio non indigna più, si accetta il destino. Destino diverso per chi governa, per loro gli stipendi non sono mai diminuiti, loro non diventano mai più poveri.

Renata Relevant ha perso la funzionalità del suo braccio rimasto incastranato in un macchinario per conciare le pelli. Arrivarono indiani in fabbrica, per imparare il mestiere. Quando sono andati via, anche i macchinari scomparvero e l’azienda dichiarò fallimento. In Italia si può, nessuno si scaglia contro la delocalizzazione, manco quelli che chiamano sindacati.

Nel 2007 ho cominciato il libro \”Morti bianche\” prima della strage Thyssen Krupp. Racconto di familiari che hanno perso ciò che avevano di più caro con un incidente sul lavoro o peggio per malattia. Da allora le cose sono peggiorate!

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In terza media finalmente nel programma di storia si studiano fatti più vicini a  noi. L’Unità d’Italia, le guerre mondiali. Quel settembre avevo 13 anni. A luglio del 1994 dovevo sostenere gli esami. Ma era già cambiato qualcosa, si stava tornando indietro: chi voleva rispezzettare l’Italia e chi il potere giudiziario dipendente dal Governo: stracciando una Costituzione nata dopo migliaia di morti ventenni. Una fatica per imparare tutto il nostro passato, vana! Se volevano farci confondere, forse ci sono riusciti. La mia adolescenza è stata segnata dal berlusconismo ed oggi che ho 31 anni non è cambiato nulla, anzi assisto ad un peggioramento senza fine! Un lavoro lento, iniziato con la televisione. Le masse sono state distratte dagli slogan: un milione di posti di lavoro, via la tassa sui frigoriferi, via l’Ici, scudo fiscale, pagare le tasse è una rapina, la magistratura è un cancro, benvenuto abusivismo e… il popolo delle libertà può fare quello che vuole: è sovrano finché lo decide il capo. Di libertà c’è rimasto ben poco. I giornalisti non possono fare domande scomode e lecite vengono picchiati dai fascisti (vedi il ministro della RepubblicaLa Russa), i lavoratori vengono traditi dai sindacati accettano i ricatti del padrone e rimangono in silenzio quando le società italiane falliscono in Italia per aprire nei paesi dove la manodopera costa meno. In silenzio pure quando quel milione di posti di lavoro sono stati persi. Gli aquilani non possono camminare nella loro città, i militari presidiano la zona rossa. Infine in politica si fa carriera dando la fica al capo del Governo o promettendo obbedienza, ma anche se venisse meno Berlusconi ci ha insegnato che tutto si può comprare. Da dirigenti di case di appuntamento, da mannequin da calendario, da tester della chirurgia plastica, da attricette non ti puoi aspettare comprensione nei confronti di chi perde il lavoro, non arriva a fine mese, è disoccupato, cassintegrato. Dovrebbe capirlo il sindacato, quel sindacato (Cgil) che già negli anni ‘80 fece accordi con il Pci di Cossutta per far lavorare attraverso la cooperativa Movicoop operai presso l’azienda Mediaset. Sarà così che i voti del Pci si spostano a Forza Italia. Allora sono tutti uguali e quelli che dovrebbero essere meglio, sono peggio! Il capo del Governo è indagato per cinque reati diversi, nemmeno Hitler alla fine del nazismo aveva tanti capi d’accusa! E’ pur vero che anche i record negativi vanno aggiornati, ma non sulla pelle dei cittadini onesti! Che se ne vadano tutti! Molti volti sono lì da legislature e legislature, senza aver prodotto nulla di collettivo solo un ricco bottino privato, potrebbero vivere di rendita, lasciare il posto a gente nuova, non corrotta e non corruttibile… lo dovrebbe pretendere la coscienza!

Basta con il referendum di Berlusconi: “Con me o contro di me”, dove D’Alema e Veltroni hanno genialate del tipo: “Dialoghiamo!” Se loro non hanno capito con chi hanno a che fare, noi l’abbiamo capito e vogliamo il bene di tutti i cittadini!

scritto per:

que se vayan todos

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Andrea Gagliardoni aveva 24 anni. Muore schiacciato da una pressatampografica che era uscita dalla fabbrica senza 2 delle 3 misure di sicurezza. Per velocizzare la produzione viene tolto anche l’unico dispositivo di sicurezza rimasto. Vengono condannati per omicidio colposo ad 8 mesi con la sospensione della pena: Giuseppe Bonifazi, 46 anni, di Magliano di Tenna amministratore delegato dell’Asoplast e Mario Guglielmi, 58 anni di Schio (Vicenza), legale rappresentante della ditta costruttrice del macchinario.

Niki Aprile Gatti viene arrestato per presunta frode informatica insieme ad altre 17 persone (oggi tutte libere). Solo lui viene portato in un carcere di massima sicurezza perchè vuole collaborare. Dopo 20 ore dalla deposizione, ancora secretata, viene trovato morto. Nessuna perizia tossicologica, il ragazzo aveva un livido a forma di cerchio sul braccio, solo un’autopsia contraddittoria. La magistratura italiana archivia come suicidio. Ma da casa e dall’ufficio di Niki scompare tutto. Chi conosce Niki e la vicenda sa che si tratta di un omicidio.

L’Aquila 6 aprile 2009. Casa dello studente (8 morti), Convitto (3 morti) giovani studenti che hanno perso la vita a L’Aquila. I processi sono iniziati con rinvii. La prassi italiana. Già nel libro Ju tarramutu sono scettica sul fatto che sia un giorno giustizia. Il procuratore Rossini all’indomani del sisma parlava di arresti. Ad oggi nessuna traccia. Processo breve uccide anche quel minimo di speranza, oltre che pe romicidio colposo le pene sono irrisorie.

Matteo Valenti aveva 23 anni. Era stato assunto il 10 ottobre 2004 in una ditta che produceva cere, detersivi, ecc. L’8 novembre 2004 nell’azienda si sviluppò un incendio. Il ragazzo rimase intrappolato fra le fiamme, senza soccorsi. Morì dopo 4 giorni. Matteo su richiesta del datore stava eseguendo lavorazioni pericolose, non aveva fatto nessun corso di formazione. Titolare chiede patteggiamento condannato ad un anno e otto mesi per omicidio colposo.

Anthony Forsythe apprendista manutentore Trenitalia muore travolto da un treno. Il processo è stato inizialmente archiviato per un vizio di forma (all’avvocato non è stata notiifcata l’udienza). Antonino Mingolla uno dei tanti morti all’Ilva di Taranto nel 2006. Il processo comincia nel 2009 con l’assenza del giudice, conclusione: rinvio.

Berlusconi da solo non avrebbe nesssun potere. Ha corrotto tutti i pozzi della democrazia. L’opposizione finta. Tutti consapevoli che se si torna a casa non si è in grado nemmeno di fare i braccianti agricoli. Ma se il Paese collassa, si torna tutti a cavar patate. Allora meglio esser sottomessi al dittatore che garantisce ogni sorta di privilegio. Il popolo però chiede Giustizia!

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Scrivere è qualcosa di meraviglioso. Permette di sfogarti quando sei arrabbiato con il mondo intero. Incontri persone, tante, sempre diverse che vogliono ascoltarti. Ho conosciuto Daniela, ha perso la sua bimba (in Toscana sei una bimba per sempre per un genitore) la notte dell’esplosione del treno a Viareggio. Francesca ha perso il marito Antonino  sul lavoro perché la maschera per respirare non era a norma, un processo che comincia con un rinvio il 17 novembre 2009, sono trascorsi 5 anni dalla morte. Antonietta ha perso il nipote Davide il 6 aprile 2009, a marzo il rinvio per novembre. Ornella ha perso Niki, lo Stato archivia come suicidio, ma si tratta di un omicidio con tanto di criminalità organizzata. Queste sono persone che vivono in Italia. Aspettano giustizia. Quella che recita l’articolo 3 della Costituzione, quella uguale per tutti. Poi però ti scontri con la realtà. Un Presidente del Consiglio plurindagato, unico caso al mondo. Vorrebbe andare a puttane invece di presenziare noiose conferenze, summit. La vita per lui è una barzelletta con bestemmia o con fica. Dove regna lui va tutto bene: non c’è fame, l’economia è fiorente, tutti hanno il telefonino e il televisore al plasma (nelle case consegnate a L’Aquila era in dotazione). La televisione pubblica ti suggerisce quale dentista fa divertire tuo figlio mentre gli cura le carie, gli ultimi gusti su gelati, fa sondaggi se le lampade abbronzanti creano dipendenza…

Mentre il Governo però è impegnato. Legittimo impedimento… per l’uomo plurindagato. Il capo non firma. Processo breve, bagarre in piazza, poi il processo deve diventare lungo così si possono presentare mille testimoni e arrivare comunque a prescrizione. Non importa se i cittadini, quelli che aspettano la vera giustizia perché sono stati privati di uno o tanti diritti, non l’avranno. Noi non veniamo rispettati. Allora violiamo tutte le leggi, tutte quelle che hanno fatto dal 1994. Questa classe dirigente non merita il rispetto di ciò che fa, non è credibile.

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L’unto dal signore va rispettato. Unico caso al mondo in cui il capo del Governo è imputato per 5 reati diversi. Non importa se il Paese è affondato, ma i servi fanno l’inchino e devono obbedire, altrimenti in Parlamento non ci tornano nemmeno a fare gli usceri.

Ornella Gemini, madre di Niki Aprile Gatti ha consegnato tre interrogazioni al ministro Alfano con il libro “La pena di morte italiana” la sua promessa: “Leggerò”. Per affrettare il processo breve è evidente che non ha letto. Eppure è scritto in maniera semplice, per un bambino di 11 anni anche non troppo intelligente… così Silvio Berlusconi si espresse a proposito della comunicazione.

Niki Aprile Gatti incensurato, arrestato per presunta frode informatica (inchiesta Premium) tradotto in un carcere di massima sicurezza a Sollicciano. Da subito si dichara collaborativo, vuole dire tutto quello che sa. Solo i potenti fanno gli arresti domiciliari, l’ultimo scempio le cricche. Angelo Balducci, il nobil uomo di sua eccellenza, arresti domiciliari in villa con piscina, tanto ormai gli appalti a L’Aquila erano stati presi  ed i soldi degli italiani già al sicuro in un paradiso fiscale.

Niki dopo 20 ore dalla sua deposizione in procura viene trovato morto nella sua cella. Le versioni dei compagni di cella non coincidono. Ha un livido a forma di cerchio sul braccio, ma nessun esame tossicologico. Il laccio con cui si sarebbe tolto la vita riconsegnato così, tutti l’hanno toccato. L’appartamento di Niki e l’azienda subiscono un furto dove perfino le tende vengono portate vie. Lo Stato archivia, senza indagini. Oggi lo Stato non rappresenta più nessuno.

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