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Archive for the ‘morti in carcere’ Category

pena-di-morteQuando intervistati la madre e la sorella di Stefano Cucchi ci incontrammo vicino al luogo dove fu arrestato il ragazzo.  Le due donne, seppur disperate e straziate dal dolore, avevano una speranza: la giustizia.  Raccontavano il dramma di Stefano, avevano messo a nudo la loro vita, foto diffuse attraverso i media con l’unico obiettivo di scoprire la verità. Iniziarono ad informarsi e trovarono Fabio Anselmo, l’avvocato della famiglia Aldrovandi. Dall’alta parte però sui giornali comparivano  le parole prive di fondamento dei massimi esponenti delle istituzioni: Giovanardi (allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche per la famiglia ed al contrasto per le tossicodipendenze) definì Stefano Cucchi un drogato morto di anoressia, La Russa espresse piena fiducia nelle forze di polizia. Giudizi per influenzare l’opinione pubblica, prima che la magistratura accerti cosa sia accaduto, non dovrebbero esprimersi in un Paese civile e democratico. Stefano Cucchi è stato portato in carcere e nella cartella clinica c’è scritto: “Riferisce caduta accidentale nella giornata di ivi (16/10/2009) consigliato ricovero presso Fate Bene Fratelli che il detenuto ha rifiutato” Inoltre lamentava dolore all’addome e alla regione sacro coccigea. In un altro referto si può leggere “Si rilevano lesioni ecchimotiche in regione palpebrale inferiore bilateralmente, di lieve entità e colorito purpureo. Riferisce dolore e lesioni anche alla regione sacrale e agli arti inferiori, ma rifiuta l’ispezione.” Già questi pochi dettagli bastano per sollevare dei dubbi. Aspetteremo le motivazioni della sentenza che assove gli infermieri, ma soprattutto gli agenti di polizia penitenziaria. Da non dimenticare che Stefano la prima notte la trascorse nella caserma dei carabinieri e la mattina in tribunale aveva già il volto segnato, ma i carabinieri raramente vengono indagati.

da  “La pena di morte italiana”. Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi sono morti in circostanze oscure dopo l’arresto da parte delle forze dell’ordine. Casi ormai emblematici che grazie allo sforzo delle famiglie sono arrivati in tribunale. Ma per poche storie che hanno conquistato le prime pagine dei quotidiani, ce ne sono molte altre che l’opinione pubblica ha dimenticato o ignorato. Come quella di Niki Aprile Gatti, arrestato per una frode informatica in cui è coinvolta la società dove lavora. Unico tra i 18 accusati, accetta di collaborare, e cinque giorni dopo viene trovato impiccato in prigione. Come può un laccio da scarpe aver retto il peso di un ragazzo di 92 chili? E Fabio Benini, morto a trent’anni di infarto alle Vallette di Torino: soffriva di anoressia, aveva perso 50 chili e collassava due volte al giorno, perché nessuno ha saputo intervenire? Non bastano il sovraffollamento e l’inadeguata assistenza psicologica e sanitaria a spiegare queste storie: spesso sono proprio le forze dell’ordine a macchiarsi di omissione di soccorsoabusi e violenze contro i detenuti che dovrebbero proteggere e rieducare. In questo racconto di troppe morti sospette, Samanta di Persio ricostruisce, attraverso verbali e testimonianze dei famigliari, gli episodi più inquietanti, fa il punto sulle indagini in corso e denuncia il silenzio delle istituzioni. Perché l’Italia per legge non ammette la pena di morte e la tortura, ma forse le tollera quando avvengono dietro le sbarre. 

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di Damiano Aliprandi e Samanta Di Persio. L’Inchiesta Premium è partita grazie alle denunce di migliaia di utenti di Firenze e Arezzo truffati a causa della tariffa maggiorata degli 899 o attraverso connessioni illegali ad internet. Da queste denunce è partita l’Inchiesta condotta da Monferini e Canessa, e come spesso accade, da una semplice truffa, si arriva a scoprire le attività mafiose. Pare che l’Operazione Premium abbia solo sfiorato questi altri livelli. A differenza dell’inchiesta Telecom-Fastweb condotta dal Magistrato romano Capaldo: un’indagine a 360 gradi che toccò addirittura la collusione tra politica e la ‘ndrangheta.

Ma lo scandalo di cui vogliamo parlare è un altro ancora, e per alcuni versi addirittura ancor più vergognoso.
I truffati sono stati subito affiancati dall’ADUC (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori) Un’associazione molto importante che ha fatto e sta facendo molte cause contro la Telecom, la Rai, ecc. L’ADUC all’epoca (2008) dichiarò di costituirsi parte civile e partecipare attivamente ai futuri processi dopo la conclusione dell’inchiesta. Quindi, essendo parte civile, l’ADUC ha la possibilità di sapere se l’Inchiesta Premium si sia conclusa e soprattutto sapere la date dei possibili processi. L’ADUC non risponde alla richiesta di informazioni in merito alla vicenda.

I truffati sono stati circa tremila, potrebbero farci sapere che cos’è accaduto? Se sono stati rimborsati e da chi?

Nell’inchiesta Premium furono arrestate 18 persone (tranne il calabrese Francesco Cimieri che era rimasto a Londra, sede delle società off shore indagate), soltanto una fece la sua deposizione presso il tribunale di Firenze, tutte le altre si sono avvalse della facoltà di non rispondere. Quell’unica persona ha un nome: Niki Aprile Gatti. Niki, un ragazzo incensurato di 27 anni, dopo 20 ore dall’interrogatorio di garanzia, è stato trovato morto nella sua cella del carcere di Sollicciano, tutti gli altri sono tornati in libertà con il loro silenzio. La morte di Niki archiviata come suicidio, nonostante i furti nella società dove lavorava e nella sua abitazione.

Chiunque abbia notizie può scrivere ad Ornella Gemini, madre di Niki: mondadori.avezzano@gmail.com

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Il libro “La pena di morte italiana” non può entrare a scuola. E’ offensivo? Diseducativo? Spinto? Se fosse spinto non raggiungerebbe mai i livelli del bunga bunga insegnato al nostro Presidente dittatore dal colonello dittatore. Diseducativo? No, anzi si cita la Costituzione, la Convenzione dei Diritti dell’Uomo. Offensivo? I familiari raccontano con dolore e coraggio di un caro che non c’è più: era nelle mani dello Stato. E non c’è nemmeno una parolaccia. La scuola dovrebbe essere il luogo dove si insegna la pluralità.

Intanto facciamo entrare Maria Stella Gelmini che va a prendere in giro le ragazze ed i ragazzi che sono pieni di sogni e fantasticano sul loro futuro. Parlerà loro di meritocrazia, a loro che forse sono ancora all’oscuro di quali doti bisogna avere per esser una donna del Governo Berlusconi.

Il problema è la prefazione. L’autore è Beppe Grillo. Non è una questione di argomento, perchè per il libro “Ju tarramutu” il dramma degli aquilani che tutt’ora vivono perchè di bugie ne sono state dette troppe, stessa motivazione in una scuola media di Roma. In questo caso volevano insieme all’autrice la Protezione Civile da contraddittorio. Il ministro Gelmini avrebbe potuto multare la preside per mancaza di par condicio!

Sarebbe stata un’ora in cui gli studenti avrebbero potuto fare domande. Non sono scemi come spesso si crede. Forse avrebbero potuto pure far finta di ascoltare pur di perdere una noiosa lezione o una temuta interrogazione. Ma uno studente del liceo di Campobasso alla fine della presentazione del libro “Ju tarramutu” mi chiese: “Come facciamo ad informarci per avere notizie vere?” Presidi rispondete voi a questa domanda!

Sono al terzo libro con la prefazione di Grillo, li ho presentati in tutta Italia e garantisco che non si è mai materializzato accanto a me eppure quelle poche righe scritte fanno paura.

Incasso la censura per l’ennesima volta!

N.B. ricordo l’iniziativa “Perdiamo un libro- La pena di morte italiana” promossa da Ornella Gemini madre di Niki Aprile Gatti un ragazzo incensurato portato in un carcere di massima sicurezza. Niki fu arrestato per presunta frode informatica (inchiesta Premium) insieme ad altre 17 persone, solo lui ha testimoniato. Gli altri liberi, lui morto. Per i magistrati è morto suicida. Per la madre l’hanno ammazzato. Nessuno parla. Chi resta in silenzio, si rende complice di un sistema che non funziona. Aiutiamo una madre a cercare  la verità.

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Un libro uscito il 9 febbraio con l’intento di dare voce a chi ha incontrato il poliziotto, il carabiniere o l’agente di custodia sbagliato. Nello sport se un atleta sbaglia viene punito, il calcio ne è l’esempio più lampante, perché per le forze dell’ordine (per non parlare della politica) non avviene? Federico Aldrovandi non si è sbattuto per terra o contro un muro, poliziotti armati di manganello si sono scagliati contro di lui, appena 18 anni, con una furia animale. Il suo corpo livido: viso, genitali, petto. Poliziotti condannati senza essere stati sospesi un solo giorno dal servizio. Nel processo non è emerso qual è stato il ruolo di ognuno. Questa si chiama omertà.

Riccardo Rasman, un ragazzo affetto da schizofrenia in cura presso il centro di igiene mentale di Trieste è stato assalito in casa: imbavagliato, legato con il fil di ferro, picchiato ed ucciso non da malviventi, dalla polizia di Stato. Condannati a 6 mesi senza la sospensione dal servizio.

Stefano Cucchi lo ricordano tutti perché le sue foto sono ben note. Rinviati a giudizio tre agenti di polizia penitenziaria e processo breve per il direttore dell’ufficio detenuti.

Il 14 febbraio, giorno dell’amore, il sindacato autonomo della polizia penitenziaria si sente offeso dalla prefazione di Beppe Grillo. Mi colpisce il passaggio in cui scrivono: “Non accettiamo che al duro, difficile e delicato lavoro che quotidianamente le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria svolgono con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità vengano associati i terribili vocaboli di violenza, indifferenza, cinismo e omertà. Nel libro è specificato che non si accusa il sistema penitenziario, ma il sistema omertoso del coprirsi. La maggior parte degli uomini e delle donne sono onesti cittadini che oltre a compiere perfettamente il loro dovere sono genitori. Da genitore per i figli dobbiamo sempre discernere ciò che è bene da ciò che è male e un direttore di un carcere che dichiara: “Il detenuto non si massacra in sezione, il detenuto si massacra sotto” è un male che vanifica l’impegno delle persone oneste.

Nel libro c’è la testimonianza di Ornella Gemini, madre di Niki Aprile Gatti un ragazzo incensurato che per presunta frode informatica viene portato in un carcere di massima sicurezza. Viene arrestato nell’inchiesta Premium, i numeri a pagamento che hanno fatto disperare molti italiani. Niki dichiara da subito di voler collaborare. Per il primo ingresso in carcere esiste una circolare che prevede un trattamento di riguardo, in primis potersi mettere in comunicazione con i familiari. Al ragazzo non è permesso. Muore nel bagno della cella. Un ragazzo alto 1 metro e 80 cm di 92 chili si sarebbe suicidato con un laccio di scarpa in uno spazio che non lo permetteva. Il caso archiviato, deposizione del ragazzo secretata.

Ornella Gemini lancia un’iniziativa: acquistare il libro, leggerlo e poi perderlo in un luogo pubblico in città, con un messaggio: “Non sono stato dimenticato. Prendimi, leggimi e poi perdimi in qualche posto in città. Aiutami a dare voce a ragazzi che non ce l’hanno più. Un mamma!”

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Il sindacato della Polizia Penitenziaria insorge… dimenticando che nel caso Stefano Cucchi un loro dirigente è stato rinviato a giudizio, ma non è questo il problema.  Ho scritto consapevole di ciò che scrivevo. Farebbero bene a leggere il libro perchè non si accusa polizia, carabinieri e tanto meno polizia penitenziaria, ma ci sono individui che non possono fare questi mestieri, vanno allontanati non coperti con l’omertà. Ricordo che l’Italia è stata condannata dall’Europa proprio perchè non rispetta gli spazi minimi all’interno delle celle. Invece di chiedere incontri con Beppe Grillo, li chiedessero con Angiolino Alfano! Restare in silenzio significa rendersi complici di un sistema che non funziona!

comunicato stampa del sindacato della polizia penitenziaria

SAPPE: sullemorti in carcere, da Beppe Grillo sterile demagogia. Ci incontri e ne
parliamo
(Roma, 14 febb 2011)- “Beppe Grillo parla di carcere e delle morti in carcere ma
non sa quello che dice. Un concentrato di ipocrisia e demagogia come si rileva
dalle sue affermazioni contenute in un libro sulla presunta pena di morte che a
suo avviso ci sarebbe in Italia, nelle prigioni italiane, non è facile trovarlo. Non
possiamo accettare una falsa rappresentazione delle carceri italiane come luogo
fuori dalle regole democratiche e dal rispetto dei diritti umani in cui
quotidianamente e sistematicamente avverrebbero violenze in danno dei
detenuti ed ogni decesso è quindi sospetto, come insinua Grillo. Non accettiamo
che al duro, difficile e delicato lavoro che quotidianamente le donne e gli uomini
della Polizia penitenziaria svolgono con professionalità, zelo, abnegazione e
soprattutto umanità vengano associati i terribili vocaboli di violenza,
indifferenza, cinismo e omertà. Nessuno può dare giudizi superficiali o attribuire
frettolosamente responsabilità senza alcuna prova, men che meno Beppe Grillo,
che della vita in carcere non ci sembra sapere proprio nulla: è la Magistratura
che deve accertare – e lo fa come sempre con serenità, equilibrio e pieno rispetto
dei valori costituzionali – gli elementi di cui è in possesso quando si verificano in
carcere questi tragici eventi critici. Ma è invece importante per il Paese
conoscere il lavoro svolto dai poliziotti penitenziari, è importante che la Società
riconosca e sostenga l’attività risocializzante della Polizia Penitenziaria e ne
comprenda i sacrifici sostenuti per svolgere tale attività, garantendo al
contempo la sicurezza all’interno e all’esterno degli Istituti. Il nostro Corpo,
negli oltre 200 penitenziari italiani, è costituito da persone che nonostante
l’insostenibile, pericoloso e stressante sovraffollamento credono nel proprio
lavoro, che hanno valori radicati e un forte senso d’identità e d’orgoglio, e
che ogni giorno in carcere fanno tutto quanto è nelle loro umane possibilità
perché nessuno perda la vita, sventando ogni anno centinaia e centinaia
suicidi di detenuti (quasi mille all’anno!). Invito Grillo ad incontrare il primo
e più rappresentativo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il SAPPE: molto
volentieri gli racconteremo qual è la realtà nelle carceri italiane”.
E’ quanto dichiara Donato CAPECE, segretario generale del Sindacato Autonomo
Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione dei
Baschi Azzurri, in relazione ad alcune affermazioni di Beppe Grillo sulle morti in
carcere.
“Noi, che rappresentiamo il primo e più rappresentativo Sindacato della Polizia
Penitenziaria, siamo i primi a sostenere che il carcere deve essere una casa di
vetro, proprio perché non abbiamo nulla da nascondere. Ma non è accettabile il
gioco al massacro dell’onorabilità della Polizia penitenziaria e dei suoi
appartenenti. Ci offendono le sollecitazioni a fare piena luce su alcune morti
avvenute in carcere quasi a instillare il dubbio (a gente che nulla sa di carcere e
delle reali dinamiche penitenziarie) che questi tragici eventi fossero stati seguiti
e gestiti con leggerezza e disinteresse o, peggio ancora, con omertà. Beppe Grillo,
che con il movimento Cinque Stelle si prefigge di dare nuovi stimoli all’asfittica
politica italiana, non può fare sterile demagogia sulla triste tragedia delle morti
in carcere. Ci incontri e comprenderà davvero come si vive nelle nostre prigioni”.

Il detenuto non si massacra in sezione, il detenuto si massacra sotto

 

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Dal Blog di Niki Aprile Gatti

Lasciate il libro “La pena di morte italiana” ve lo chiede una mamma, solo così si può diffondere la verità

questo il testo che chiede di scrivere sulla prima pagina

“NON SONO STATO DIMENTICATO!

Prendimi, Leggimi e poi rilasciami in qualche posto in Città!

Aiutami a dare Voce a questi Ragazzi che non ce l’hanno più!”

Una Mamma

NIKI APRILE GATTI, ERRI DE LUCA,IL LIBRO, IL VALORE, AGGIORNAMENTI SULLE GEMELLINE SCHEPP, E ….L’APPELLO

“TACERE QUANDO SI DOVREBBE PROTESTARE, E’ UN PECCATO CHE FA DEGLI UOMINI DEI CODARDI!”
(Ella Wheeler Wilcox)

Avete comprato il Libro di Samanta Di Persio???????? Lo state leggendo??

Se sì, avete sicuramente visto come la scrittrice vi invita a “guardare” dentro le Vite di questi Ragazzi, alle loro Famiglie….avremmo sicuramente tutte noi, voluto che le Sue mani si fossero sporcate maggiormente dell’inchiostro del testo….avremmo avuto tante altre cose da aggiungere…da dire…..
Ma Ibn al-Haytham disse:
“Il ruolo dei lettori è di rendere visibile ciò che lo scrittore suggerisce per allusioni e ombre.”
A questo punto dovrebbe entrare il nostro ruolo ….rendiamo visibile ciò che Samanta …”suggerisce”

E come potremmo fare?????? Una idea mi è venuta …..


Ho pensato che potremmo fare una divulgazione di questo libro…un pò diversa!!!!
Non penso che questa scrittrice verrà invitata da Fazio….(anche se glielo auguro!) …non penso che verrà invitata in qualche altra trasmissione a presentarlo (è una mia impressione…..il tema è spinoso…e in questo momento poi…..) allora potremmo NOI fare qualcosa!!! Sì, NOI dal basso!!!!
Diffondiamolo!!!!! Come?????? Ecco cosa mi è venuto in mente…..
Lasciamo una copia di questo libro nella città in cui ci troviamo, in un posto in cui possa essere preso gratuitamente e poi rilasciato….Potrebbe essere un modo di divulgarlo in tutta Italia!!! Rifletteteci…..

Tutti mi chiedete cosa potete fare per me, ecco iniziamo a fare qualcosa di concreto!!!
Voltaire diceva: “IL LIBRO CAMBIERA’ IL MONDO” iniziamo…. iniziamo a far girare questo libro in modo tale che tutti possano leggerlo …..
Il progetto è, non appena avete finito di leggere, scrivete nella prima pagina questa frase:
“NON SONO STATO DIMENTICATO!

Prendimi, Leggimi e poi rilasciami in qualche posto in Città!

Aiutami a dare Voce a questi Ragazzi che non ce l’hanno più!”

Una Mamma


IL LIBRO IN QUESTO MODO GIRERA’ TUTTA L’ITALIA E RAGGIUNGERA’ MOLTISSIME PERSONE!!

GRAZIE A TUTTI QUELLI CHE ADERIRANNO A QUESTO PROGETTO!!!

Vorrei anche fare un sentito ringraziamento al giornalista Giuliano Bugani che ha aperto il libro di Samanta Di Persio con un suo articolo dedicato al mio adorato Niki intitolato “Nel Sangue Eterno” molto duro ma altrettanto Vero!!!

Grazie

Ma chi è Matthias Schepp????

Quanta solitudine viviamo in questa società malata e indifferente?? Chi era davvero quest’uomo?? Che vita ha condotto per 46 anni??? Chi lo ha aiutato nel suo malessere???

Leggiamo qualche passo delle lettere inviate alla moglie….

«Senza l’affidamento congiunto non ce la faccio!! Sono già completamente pazzo, malato, allo stremo, distrutto! Aiuto!! Non ne posso più, non ce la faccio più!». È un passaggio di una delle lettere che Matthias Schepp ha inviato alla moglie Irina Lucidi: l’ha scritta il 31 gennaio, tre giorni prima di suicidarsi……

E poi….

«ORMAI È TARDI»«Invece di un dialogo ragionevole – scrive ancora Schepp nella lettera – ho ricevuto come risposta questi avvocati di merda. Tutti volevano aiutarmi, soltanto tu no! Mia moglie! Non hai avuto tempo neanche una volta per parlare, è venire a Neuchatel era uno sforzo troppo grande per te, ed è stato per questo che sono andato fuori di testa! Ora non voglio più nessun aiuto, è troppo tardi. Ti ho sempre amata!!!!!!». La missiva sarebbe stata spedita lo stesso 31 gennaio. Potrebbe trattarsi della cartolina che quel giorno Schepp aveva inviato alla moglie da Marsiglia, prima di partire per la Corsica. «Tutto ciò che volevo era una famiglia! – si legge ancora -. Perdere te è stata già abbastanza dura, ma poi anche le bambine era troppo. Presumibilmente sono malato, ma non so di che cosa. Ciao per sempre! Non ne posso più! Mi dispiace enormemente, ma non c’è più nulla da fare».

….Non chiediamoci MAI PER CHI SUONA LA CAMPANA…..ESSA SUONA ANCHE PER NOI!!!

Analizziamo cosa possa essere accaduto a questo essere umano, perchè possa non accadere Mai più….in una società sempre pronta a puntare il dito….capire aiuterebbe “forse” a riconoscere i sintomi….ad evitare….

Ma perchè non abbiamo piu’ tempo??? Perchè non tendiamo la mano a chi vicino a noi soffre??? Una persona ieri parlando mi ha detto:”Il cervello per capire lo abbiamo tutti, CHI ha detto che non capiamo?????”

Ma è proprio qui il problema …per capire veramente lo si deve fare con il cuore e non con il cervello!!!!!

La mia, badate bene, non vuole assolutamente essere una giustificazione a quello che potrebbe essere accaduto…. atto incomprensibile e allucinante se fosse vera l’ipotesi piu’ brutta e il mio cuore è vicino ad Irina.. con tutta l’Anima!!!

Il mio vuole essere solo ed esclusivamente un modo per capire e far capire che l’assoluta assenza di una società umana e civile snataura l’uomo a tal punto che si oltrepassa il limite sottile fra ragionevolezza e follia!! E’ la società che deve ritrovare l’UMANITA’ SMARRITA!!!

Ripercorriamo la tristissima storia….dolorosissima da qualunque angolazione la si guardi…..

Il padre ritorna da solo

Gli inquirenti francesi sono dunque convinti che Matthias Schepp avesse preordinato sia il sequestro che la fuga: nel suo computer a Losanna sono state trovate tracce delle ricerche sulle linee marittime per Propriano, luogo dove tra l’altro l’uomo aveva trascorso le vacanze in barca a vela per due estati consecutive.

IL TESTIMONE.

Il padre, secondo le indagini, dopo aver fatto la traversata da Marsiglia alla Corsica con le bambine il 31 gennaio, è tornato da solo sul Continente, raggiungendo Tolone, nel sud della Francia, il primo gennaio. Un fatto corroborato da una testimonianza spuntata nel corso delle indagini, secondo cui l’uomo avrebbe comprato un solo biglietto, sulla strada del ritorno, mentre all’andata i biglietti erano tre.
La mamma delle piccole ha ricevuto per posta il denaro prelevato dal marito mentre si trovava a Marsiglia, una delle tappe del suo folle viaggio verso il sud Italia. Lo ha fatto sapere il fratello di Irina Lucidi, Valerio, che ha parlato di gesto molto inquientante. Il marito Matthias Shepp aveva ritirato da cinque differenti bancomat una somma complessiva di 7.500 euro, ma sul suo cadavere sono stati ritrovati appena 100 euro.

Cartoline alla moglie

Intanto arriva la notizia che sono due le cartoline che Matthias ha scritto alla moglie prima di morire. Una, di cui si sapeva, è stata scritta sempre da Marsiglia il 31 gennaio e l’altra è stata inviata alla donna il 2 febbraio, il giorno prima del suicidio. Anche la seconda cartolina, spedita da Marsiglia, ha lo stesso tenore della prima: l’uomo si dice disperato e incapace di vivere senza la moglie, dalla quale si stava separando. E anche in questa seconda cartolina l’uomo non fa nessun cenno alle due figlie che sono state viste per l’ultima volta il 30 gennaio vicino all’abitazione del loro papà, nel sobborgo di Losanna di Saint-Sulpice.

CACCIA AL REGISTRATORE.

Le forze dell’ordine cercano un registratore che aveva sempre con sé Matthias Schepp e che potrebbe contenere un messaggio lasciato dall’uomo che chiarisca la sorte delle figlie, con ispezioni anche nelle buche delle lettere esistenti nella città foggiana, anche in quelle in disuso. Gli investigatori, al lavoro per risolvere il caso delle gemelle in Svizzera, Italia e Francia, sospettano infatti che l’uomo abbia spedito l’apparecchio alla moglie, visto che non è stato ritrovato né nella sua abitazione in Svizzera, né nella sua vettura, l’Audi A6 abbandonata il 3 febbraio davanti la stazione di Cerignola. Da tracce lasciate nel suo computer si ipotizza anche che Schepp avesse premeditato da tempo la sua fuga.
IPOTESI SULLA FINE DELLE DUE BIMBE.

Al momento sta quindi agli inquirenti stabilire se Matthias Schepp sia «davvero arrivato in Francia insieme alle figlie e, in questo caso, se ha lasciato il traghetto con loro e che cosa ne ha fatto». Secondo il procuratore, l’invio di una busta alla ex moglie con il denaro «non indica necessariamente che l’uomo le abbia uccise, anche se a questo punto, dopo dieci giorni, la possibilità va presa in considerazione. È l’ipotesi più verosimile, ma non c’è nessuna certezza». Tra le varie possibilità vagliate c’è anche quella che il padre abbia continuato fino in Sardegna, senza scendere in Corsica, a Propriano. L’ipotesi più «triste è che il padre abbia lanciato le bimbe in mare».
LA PISTA DELL’AVVELENAMENTO.

Tra le ipotesi avanzate dal Parquet di Marsiglia, oltre a una morte per annegamento (il padre potrebbe aver gettato le due bambine dal traghetto Scandola in navigazione notturna verso Propriano), l’uomo potrebbe aver ucciso le bambine, forse proprio avvelenandole, e chiuso i cadaveri nel bagagliaio della macchina sbarcata poi in Corsica. Questo ulteriore aspetto inquietante, confermato dagli inquirenti, è emerso dall’analisi del computer di proprietà di Matthias Schepp. Secondo quanto appreso, oltre ai siti sulle compagnie di navigazione tra Marsiglia e Propriano, in Corsica, l’uomo avrebbe visitato alcune pagine web dove si trovano consigli e materiali per l’avvelenamento. Tutto questo può solo essere una inquietante coincidenza che però gli inquirenti prendono in considerazione. Per questo il personale della polizia giudiziaria di Marsiglia e di Ajaccio ha effettuato alcuni scavi in terreni limitrofi al porto di Propriano dove vengono condotte ricerche anche con l’ausilio delle unità cinofile.
UN TESTIMONE LE HA VISTE COL PADRE A PROPRIANO.

Le ha viste camminare nel piccolo centro di Propriano, a 70 chilometri da Ajaccio, dove secondo la ricostruzione degli inquirenti è sbarcato, Matthias Schepp. Secondo Olga Orneck, una signora corsa residente a Propriano, le due gemelline erano in compagnia del padre e di una misteriosa signora bionda a passeggio per Propriano martedì primo febbraio verso le 9,30. «Sono sicurissima che erano loro» ha detto la Orneck, «le due piccole stavano mangiando un croissant mentre l’uomo e la donna bionda discutevano». La Orneck, che ha fornito alla polizia giudiziaria una descrizione delle due bambine e dell’uomo particolarmente accurata, ha detto che le due gemelline erano serene, così come il padre, e ha fornito una descrizione degli abiti delle bambine che corrisponderebbe a quella fornita dalla madre delle gemelle. La polizia ha assunto a verbale la testimonianza e ha raccolto la descrizione della donna bionda la cui presenza sarebbe stata citata in un’altra testimonianza.

Sui siti del suicidio

Due giorni prima di scomparire con le due figlie gemelle Alessia e Livia, il padre aveva navigato su siti internet che forniscono informazioni sui traghetti diretti in Corsica e consultato pagine in cui si parla di suicidio, veleni e armi da fuoco. Lo ha detto il 10 febbraio lo zio delle due gemelle parlando ai giornalisti davanti alla casa della madre delle bimbe, a Saint-Sulpice, nel cantone di Vaud (Svizzera). «È molto inquietante», ha detto lo zio Valerio Lucidi e fratello della madre citato oggi dall’agenzia di stampa svizzera Ats. L’uomo ha parlato anche di una «terribile premeditazione». I dati, trovati sul computer del suo ufficio, erano stati cancellati. Lo zio delle due gemelline di sei anni ha detto che vi sono tracce che il loro padre, Matthias Schepp abbia preso un traghetto dalla Corsica, ma che ancora non è chiaro se sia partito il primo o il 2 febbraio. Quanto alle tensioni nella coppia, egli ha indicato che sua sorella, Irina Lucidi, aveva ricevuto proposte per andare a lavorare in Italia e in Belgio. La donna le aveva rifiutate per salvaguardare l’equilibrio con le figlie.
PERLUSTRAZIONI SULLA COSTA CORSA.

Unità cinofile della Polizia giudiziaria francese hanno perlustrato il 9 febbraio una zona incolta vicino al porto di Propriano, in Corsica, nella speranza di trovare tracce di Alessia e Livia Shepp, le gemelline scomparse il 31 gennaio dopo il presunto imbarco su un traghetto diretto in Corsica dal porto di Marsiglia. La polizia francese, il 10 febbraio, ha continuato a condurre le ricerche nel porto di Propriano dove, secondo quanto appreso, il padre e le due bambine erano diretti così come dimostrerebbero i tre biglietti di sola andata per la Corsica acquistati in una agenzia di viaggi nella zona di Gare Maritime. Molti i testimoni ascoltati dalla Polizia Giudiziaria, e, tra questi, alcuni passeggeri della moto nave Candola.
LE RICERCHE A CASA DEL PADRE.

La mattina del 9 febbraio, verso le 8,30, due camionette della gendarmeria elvetica sono arrivate di fronte all’abitazione di Matthias Schepp a Saint Sulpice. A riferirlo è News Mediaset, l’agenzia di notizie tv del gruppo Mediaset. Dai mezzi sono stati fatti scendere tre cani per cercare eventuali tracce sia in casa, che nel giardino e nel garage. Dopo qualche minuto un gendarme ha preso una pala dal garage e ha cominciato a scavare in giardino.

Le bimbe viste col padre a Cerignola
«Sono assolutamente sicura: il papà e le bambine sono venuti nel mio bar, lui aveva un giubbotto beige, le bambine avevano una un giubbotto blu e l’altra mi sembra di colore viola». La titolare del bar caffetteria Fiore in corso Scuola Agraria, alla periferia di Cerignola, la signora Oriana Scelsi, è convinta di aver visto le due gemelle svizzere di sei anni, Alessia e Livia. La signora ribadisce di non ricordare la data ma di essere convinta di aver visto Matthias Schepp insieme con le bambine. I filmati ripresi dalle tre telecamere di sorveglianza posizionate, due all’estero del bar e una all’interno del locale, sono stati acquisiti dalla polizia che li sta nuovamente visionando dopo che, da un primo esame, non era stata accertata la presenza delle bambine nel bar. «Io ho visto il padre con le due bambine, tutte e due bionde con capelli lunghi e con i codini. Il papà mi ha chiesto di poter accompagnare una delle due bambine al bagno e quest’ultima, ricordo molto bene, indossava un giubbotto di colore blu. Mi sembra fosse un bomber. Quando me lo ha chiesto la prima volta, io non ho compreso bene perché mi ha chiesto della ‘toilette’ con un accento straniero. Poi me lo ha ripetuto e ho capito che voleva che la sua bambina andasse in bagno».
PRIMA DELLA FUGA.

La donna aggiunge che «nello stesso momento, parlando, il padre mi ha fatto capire che avevano fretta perché altrimenti avrebbero perso il treno. Le bambine non hanno parlato per niente, il padre parlava in italiano ma con un accento forestiero. Mentre stavano uscendo, tutti e tre, ricordo che io ho chiesto alle bambine se volessero un bicchiere d’acqua. Mentre andavano via il padre ha chiamato una delle due piccole e il nome che che gli ho sentito pronunciare era quello di ‘Lia’ o qualcosa del genere. Lui aveva parcheggiato l’automobile, di colore scuro, in doppia fila, con le quattro frecce di posizionamento accese e poi è andato via».

Attualmente si continua a cercare e a scavare in Corsica….. Speriamo siano Vive!!!

Chiudiamo con l’appello della Mamma Irina :

«NON PERDO LA SPERANZA» «Sono distrutta, disperata, ma devo continuare ad avere tanta forza. Farò di tutto per ritrovare Livia e Alessia o almeno per scoprire fino in fondo la verità».

FORZA IRINA!!!! Oggi anche Irina si è recata in Corsica per aiutare gli Inquirenti

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Per Niki

Chino sulle sere…

“Chino sulle sere tiro le mie tristi reti
ai tuoi occhi oceanici.

Lì si distende e arde nel più alto fuoco
la mia solitudine che fa girare le braccia come un naufrago.

Faccio rossi segnali ai tuoi occhi assenti
che ondeggiano come il mare sulla riva di una faro.

Conservi solo tenebre, uomo distante e mio,
dal tuo sguardo emerge a volte la costa del terrore.

Chino sulle sere getto le mie tristi reti
in quel mare che scuote i tuoi occhi oceanici.

Gli uccelli notturni beccano le prime stelle
che scintillano come la mia anima quando ti amo.

Galoppa la notte sulla sua cavalla cupa
spargendo spighe azzurre sul prato.”

(P.Neruda)

Ti Amo

Shalom

Mamma

 

http://nikiaprilegatti.blogspot.com/2011/02/niki-aprile-gatti-erri-de-lucail-libro.html

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Quello di oggi è un post duro…durissimo per me…..ma vorrei che mi aiutaste a capire….

E allora voglio ricominciare da qui…dal punto in cui tutto è finito…..

Sul quotidiano LA REPUBBLICA del 25.6.2008,pag. 4 , sezione Firenze,

(data successiva al decesso), Franco Corleone, quale Garante per i diritti dei detenuti, in una intervista rilasciata alla

giornalista Laura Montanari, dopo un colloquio avuto col Direttore del Carcere di Sollicciano e

con gli agenti di custodia, afferma:

……..ieri mattina alle 10,00 Aprile Gatti Niki aveva avuto la

sua ora d’aria, era rientrato in cella, aveva scambiato qualche parola con un agente sul processo,

ed alle ore 11,00 uno dei suoi compagni di cella era andato in infermeria per prendere del

metadone un altro era rimasto lì, lui si è chiuso nel bagno e si è impiccato

(altri giornali non ricordo se anche questo riportavano che Niki avesse fatto delle strisce ai Jeans e con le strisce insieme al laccio avesse fatto…..)

Iniziamo ad analizzare queste dichiarazioni………

Dalle dichiarazioni rilasciate dai soggetti escussi nell’indagine nonché dalla documentazione

fotografica acquisita non risulta che Niki fosse andato ai “passeggi”….

Infatti, in nessun atto emerge la circostanza che APRILE GATTI NIKI avrebbe profittato

dell’ora d’aria. Invero, sull’ora d’aria cui beneficiano i detenuti dalle ore 9,30 alle ore 10,30 gli

atti amministrativi interni del carcere recano un inspiegabile vuoto illustrativo nella 1° Archiviazione ……

(Nella seconda…..si accerta: “NIKI APRILE GATTI NON HA BENEFICIATO DELL’ORA D’ARIA”

Nella prova fotografica NIKI al momento del fatto indossava ancora il pigiama.

Non vi è rispondenza neppure con I’ora del decesso,laddove nel citato articolo viene riferita alle ore 11,00 mentre il medico sanitario che ne ha curato I’autopsia I ‘ora del decesso viene indicata alle ore 10,00. (ORA DI CHIAMATA AL 118 …. 11.15…….)

Lo stesso garante sostiene che il ragazzo “Forse si è scoraggiato pensando a una lunga detenzione,so che aveva cambiato avvocato,altro segno di inquietudine”.

Con telegramma del 20 giugno 2008 con un ordine categorico, si invitava Aprile Gatti Niki a nominare un altro avvocato…..(ecco il telegramma)

Pur sapendo (chi ha effettuato questo Telegramma) di andare contro la volontà della madre Ornella Gemini,che in merito a tale decisione aveva ravvisato l’inopportunità di un tale cambiamento.

 

Non fu dunque Niki a voler cambiare legale, ma evidentemente un altro soggetto …….

E Possibile che in un carcere di massima sicurezza si consegna un telegramma ad un detenuto in “isolamento” senza controllare e che il Direttore non sappia?????????????

Come faceva il Garante a non sapere dopo aver parlato con il direttore ed anzi a leggere il “cambio avvocato” come un “cenno di cedimento”???????????????

Queste sono le ultime scarpe del mio adorato Niki, restituite dal carcere ……in una il laccio è perfettamente intrecciato, nell’altra…..


QUESTO E’ IL LACCIO CHE E’ RIUSCITO A SORREGGERE UN RAGAZZO ALTO 1.80 E DI 92 KG DI PESO

E QUESTI SONO I JEANS ….CHE COME POTETE VEDERE SONO PERFETTAMENTE INTEGRI…….
(TUTTI I GIORNALI RIPORTAVANO LA STORIA DELLE STRISCE ….TANTO CHE OGNI GIORNALISTA CHE SCRIVE ARTICOLI SU NIKI …DEVO CORREGGERLO PERCHE’ ATTINGE DALLE NOTIZIE DELL’EPOCA….E LA COSA FECE PARLARE TUTTI…IN QUANTO COME AVREBBE POTUTO FARLE?????? E LORO DA CHI AVEVANO AVUTO QUESTA “FALSA” NOTIZIA?????????????????)


Sentiamo cosa dice l’Agente di Custodia che ha parlato con Niki per ultimo, alle ore 10,00 :

“Niki mi chiama chiedendomi informazioni in merito all’esito dell’interrogatorio di garanzia avvenuto il giorno prima; io lo rassicuro dicendogli che non avendo ancora ricevuto nulla di scritto non era per niente scontata la sua permanenza in carcere in quanto una eventuale scarcerazione poteva sopraggiungere in qualsiasi momento; tuttavia entro l’indomani mattina (25 giugno…..) attraverso la matricola gli si sarebbero date ulteriori informazioni e tutti gli aggiornamenti in merito alla sua posizione giuridica; il detenuto appariva soddisfatto e sereno ringraziandomi della risposta ricevuta, mentre io proseguivo nell’attività di accertamento numerico..”

NELLA STESSA IDENTICA ORA ….ORE 10,00 IN CUI AVVENIVA QUESTO COLLOQUIO ……E NON ASPETTANDO NEANCHE IL GIORNO DOPO PER VEDERE SE USCIVA DAL CARCERE …NELLA STESSA ORA …..NIKI MUORE……

Ecco cosa dice la Psicologa:

“Questi era sicuro che la sua permanenza nell’istituto fosse di breve durata e che sarebbe stato scarcerato una volta avuta la possibilità di andare in udienza e spiegare le sue ragioni davanti al giudice; il soggetto aveva dimostrato una capacità di gestire cognitivamente ed emotivamente la situazione in cui si era venuto a trovare dopo l’arresto; il tono dell’umore era normale, aveva uno stato ansioso reattivo lieve, congruo alla situazione che stava vivendo; era assente l’ideazione suicidaria, non aveva avuto precedenti psichiatrici, nè mai manifestato problematiche psicologiche, riferiva di non far uso di sostanze stupefacenti….” Lo psicologo precisava che non aveva ritenuto di segnalarlo per un ulteriore colloquio con lo psicologa in quanto non considerava il caso di tale gravità da sottoporlo ad un colloquio ravvicinato nel tempo….

LA MORTE DI NIKI IL 24 GIUGNO 2008 NONOSTANTE LE OPPOSIZIONI PERCHE’ NOI DAL PRIMO MOMENTO NON ABBIAMO MAI CREDUTO AL SUICIDIO, E’ STATA ARCHIVIATA COME “SUICIDIO”

“NELL’INCHIESTA PREMIUM” ERANO STATE ARRESTATE 18 PERSONE (DI CUI ALCUNE ANCHE MOLTO IMPORTANTI… ) SECONDO ALCUNI GIORNALI C’ERA ANCHE L’OMBRA DELLA MAFIA … DI QUESTI 18 :

-Niki è stato l’unico a non volersi avvalere della “facoltà di non rispondere”

-Niki è stato l’unico al quale hanno cambiato Avvocato

-L’Appartamento dove Niki viveva in affitto dopo 15 giorni dalla sua morte è stato completamente “ripulito”

-Niki è l’Unico che non c’è più…..

COME SI E’ CHIUSA L’INCHIESTA PREMIUM??? E’ ANCORA APERTA??????????

A VOI LE RIFLESSIONI…….

http://nikiaprilegatti.blogspot.com/2010/11/niki-aprile-gatti-la-storia-e-la-verita.html

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