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Posts Tagged ‘Giorgio Napolitano’

diritto al lavoro Si chiama Legge 183 del 10 dicembre 2014, ma tutti la conoscono come Jobs Act. Quindici articoli che hanno lo scopo di fornire delle linee guida da essere ampliate con Decreti Legislativi, infatti vengono dati pieni poteri al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell’attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenza di cura, di vita e di lavoro. Dalle linee guida emerge chiaramente la posizione del legislatore: privare i lavoratori dei loro diritti per i quali sono state fatte tante battaglie sindacali. È vero che le cose cambiano, che le esigenze degli anni ’70 non sono quelle del 2015, ma il lavoro è sempre l’unica fonte di sostentamento dei cittadini, ancora non viene inventato un modo per non pagare il mutuo, per non pagare i libri ai figli, per non pagare le bollette e tutte le altre spese a cui ogni individuo deve far fronte.
Il Jobs Act discrimina i lavoratori. Tutti coloro che vengono assunti o che perdono i lavoro oggi hanno la sfortuna di essere arrivati tardi. Tutele crescenti in base all’anzianità contributiva, ammortizzatori (Naspi) in base alla storia contributiva dei lavoratori significano non essere più possessori di diritti uguali per tutti. L’articolo 3 della Costituzione italiana viene di fatto stracciato, così come viene stracciato l’articolo 2, lo Stato ci sta privando dei diritti inviolabili: di fatto si impedisce ai lavoratori di avere una vita, di formare una famiglia, di progettare il proprio futuro. Sappiamo perfettamente che oggi non vengono concessi mutui con contratti a tempo indeterminato perché non forniscono sufficienti garanzie, figuriamoci con un nuovo contratto che in caso di perdita di lavoro o di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, dopo soli due anni, dà diritto a briciole. Stessa cosa per gli ammortizzatori sociali il requisito di 13 settimane contributive negli ultimi quattro anni o di 18 giorni lavorativi nell’ultimo anno danno diritto a briciole.
Con il Jobs Act si vuole mettere le mani anche sulla sicurezza e sulla salute dei lavoratori. L’articolo 4 non lascia spazio a dubbi poiché vengono utilizzate le parole di razionalizzazione e semplificazione per gli adempimenti a carico dei cittadini e delle imprese. L’osservatorio indipendente di Bologna chiude l’anno con 660 infortuni mortali e se vengono contatigli incidenti stradali e in itinere si arriva a 1350. Semplificare la sicurezza, rivedere il regime di sanzioni non ha mai portato nulla di buono, l’unico investimento da fare è sulla prevenzione.
Siamo arrivati a 10 milioni di italiani che vivono in condizioni di povertà, decine e decine di italiani si sono tolti la vita perché non riescono a trovare un lavoro o perché lo hanno perso, tanti cervelli che fuggono perché qui non hanno nessuna possibilità. Con il Jobs act si finisce di affossare la dignità dei lavoratori. Siamo dei cittadini che non ci stanno, che non vogliono essere privati dei loro diritti e che non vogliono che sia tolto il futuro alle nuove generazioni. Il Jobs Act è incostituzionale e se questo è ancora un Paese democratico non sono i diritti dei lavoratori a dover esser stracciati, ma il Jobs Act. L’unica possibilità che abbiamo è un intervento della Corte Costituzionale per tanto sindacati, partiti, devono ascoltare il nostro appello per presentare un ricorso.

Samanta Di Persio, Marco Bazzoni

firma la petizione https://www.change.org/p/giorgio-napolitano-il-jobs-act-%C3%A8-incostituzionale-bisogna-stracciarlo

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rovigoQuattro operai muoiono intossicati da sostanze chimiche. Questo è il titolo dei giornali. E poi l’aggiunta si tratterebbe di errore umano, per fortuna il procuratore, in prima battuta, ha dichiarato: “Non sono state rispettate le norme di sicurezza”. Le vittime sono Nicolò Bellato, 28 anni, Paolo Valesella, 53, Marco Berti, 47 e Giuseppe Valdan, 47. Padri, figli che non tornano a casa mentre per la politica il lavoro sembrerebbe essere solo: bonus di 80 euro, facilità di licenziamenti. Se si muore sul lavoro non servono questi accorgimenti: serve una vera politica volta alla prevenzione degli infortuni, della salute nei luoghi di lavoro. Carlo Soricelli scrive sul suo blog sono 471 i morti per infortuni sui luoghi di lavoro dall’inizio dell’anno +6,8 % rispetto allo stesso giorno del 2013. Non si muore solo in una ditta che si occupa di rifiuti speciali. È già accaduto all’Ilva perché si cade da una impalcatura, perché si respirano sostanze tossiche, si muore nei campi per ribaltamento del trattore, si muore in fabbrica perché un muletto ti schiaccia, si muore nelle cisterne per aver respirato esano, si muore in ferrovia, si muore mentre si effettuano lavori di manutenzione delle strade, delle metropolitane, di tutto ciò che ci circonda, si muore nell’edilizia, si muore per strada. La sicurezza è solo un costo, una percentuale da inserire negli appalti, poi di fatto la si può non rispettare. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si mostra dispiaciuto, come nel 2007 di fronte alla tragedia della ThissenKrupp. Di cosa si devono accontentare gli orfani, le vedove? Di parole? Dobbiamo essere contenti che ci siano almeno quelle? Non basta, il dolore non si placa con il tempo, anzi, ad ogni infortunio mortale torna a farsi vivo, così come torna la rabbia perché passano gli anni e non cambia nulla. Ecco qualche commento di chi ha perso un familiare. Patrizia Perduno: “Figli che crescono senza il papà? Madri addolorate per il resto della loro vita? …È già accaduto! Silvio Murri. ILVA 2004” Valeria Parrini Toffolutti ha perso il figlio: “Ruggero Toffolutti, 17 marzo 1998 – Magona di Piombino. E troppi, troppi altri”
Daremo l’ennesima medaglia, un mazzo di fiori e tante condoglianze o c’è ancora speranza che qualcosa si possa fare?

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