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Il lavoro in Abruzzo

abruzzoImprese abruzzesi: 25 chiusure al giorno nel 2012
In calo le nuove iscrizioni (-367) e in aumento le cessazioni (+163)
Bene il turismo e le attività immobiliari. In forte sofferenza l’artigianato (-825)

Tra gennaio e dicembre dello scorso anno i registri delle Camere di commercio hanno rilevato in Abruzzo la nascita di 10.029 imprese e la cessazione di 9.381, con un saldo di fine anno pari a 648 imprese in più che portano a 150.548 il totale dello stock di imprese esistenti al 31 dicembre 2012.
E’ quanto emerge dalle elaborazioni che il Cresa ha svolto sulla base dei dati Infocamere, il Sistema informativo delle Camere di Commercio.

Il territorio
La provincia di Pescara ha manifestato la maggiore vivacità con un incremento del tessuto imprenditoriale di 483 unità e un conseguente tasso di crescita pari a 1,35. Anche nella provincia di Teramo sono risultati positivi il saldo (+279) e il tasso di crescita (+0,76). Le province di Chieti e L’Aquila fanno rilevare valori lievemente negativi sia del saldo (rispettivamente -19 e -95) sia del tasso di crescita (-0,04 e -0,30).

I settori
A livello settoriale si evidenzia l’ormai consueto calo delle imprese del settore agricolo con il peggior saldo negativo (-856) tra tutti i settori. Nell’ambito del secondario diminuiscono, in particolare, le imprese manifatturiere (-251 pari a una variazione percentuale del -1,7%) e quelle delle costruzioni (-423 pari al -1,9%) mentre aumentano quelle della fornitura di energia elettrica, gas e vapore (+54 corrispondente al +21,0%). Nel terziario si riscontra, in particolare, il calo delle imprese del commercio (-394 pari al -1,1%). Negli altri settori si registrano lievi aumenti, tra i quali emerge quello delle imprese di alloggio e ristorazione (+236 pari al +2,3%).

L’artigianato
Per l’artigianato il 2012 è stato un anno molto difficile con 825 imprese in meno, derivanti dal fatto che le 2.331 nuove iscrizioni non sono riuscite a compensare le 3.156 cancellazioni. E’ stato registrato un tasso di crescita molto negativo (-2,28) e peggiore degli ultimi 6 anni. Le imprese registrate sono di conseguenza diminuite arrivando a 35.147 unità.

Tutte le province hanno fatto rilevare valori negativi dei saldi e dei tassi di crescita, ma emergono le situazioni particolarmente difficili di Teramo e L’Aquila dove sono state perse rispettivamente 274 e 270 imprese artigiane. I tassi di crescita sono molto negativi (Teramo: -2,82 e L’Aquila: -3,33). Le province di Chieti e Pescara mostrano situazioni meno gravi ma comunque negative considerando che hanno registrato una consistente riduzione della base imprenditoriale artigiana (rispettivamente -145 e -136 imprese).
A livello settoriale si evidenziano le forti difficoltà del settore delle costruzioni che ha perso 539 imprese pari a un calo percentuale del 3,9% e del settore manifatturiero caratterizzato da un saldo negativo consistente (-270) e da una diminuzione del 3,3%. Andamenti negativi vengono rilevati anche nell’agricoltura (-19 imprese pari a -6,5%), nel commercio (-74 imprese pari a -2,9%) e nel trasporto e magazzinaggio (-57 imprese pari a -2,9%).
Considerando le sole assunzioni di lavoratori dipendenti, rispetto al I trimestre 2012 si nota una diminuzione a livello regionale di circa l’8%. Il calo assume la maggiore entità nella provincia di Chieti (35%) mentre in quella di Teramo si osserva il maggiore aumento (circa +17%).

Riguardo alle tipologie contrattuali la maggior parte delle assunzioni previste (59%) sarà a tempo determinato (1.900 in calo del 9% rispetto al I trimestre 2012). Una quota inferiore (32%) sarà a tempo indeterminato (1.030 in calo del 6%), mentre il 10% (corrispondente a 310 assunzioni, in calo del 10%) avrà altre modalità contrattuali, tra cui l’apprendistato. La composizione riscontrata a livello regionale si ripete approssimativamente in tutte le province, sebbene le assunzioni a tempo indeterminato assumano un peso elevato a Pescara (39% del totale provinciale) e Chieti (35%), le assunzioni a tempo determinato a L’Aquila (65%) e le altre modalità contrattuali a Teramo (12%).

La principale motivazione che spinge le imprese ad assumere a tempo determinato è lo svolgimento di attività o lavorazioni stagionali (21% delle assunzioni totali), seguita dalla copertura di picchi di attività (18%) e dallo svolgimento di un periodo di prova (16%). La sostituzione temporanea di dipendenti ha un peso sensibilmente inferiore (3%). Le attività stagionali prevalgono nella provincia dell’Aquila (44%), la copertura di picchi di attività in quelle di Teramo e Chieti (rispettivamente 23% e 20%) e il periodo di prova in quelle di Pescara e Chieti (rispettivamente 24% e 20%).

Abruzzo: previsto un saldo occupazionale negativo nel I trimestre 2013(oltre 10%)

Sono 5.040 le assunzioni di lavoratori programmate dalle imprese abruzzesi nel I trimestre 2013, delle quali quasi i due terzi (3.230 pari al 64%) sulla base di contratti di lavoro dipendente e la parte rimanente (36%) con contratti di somministrazione (i cosiddetti “interinali”) e di collaborazione a progetto, e con altre modalità di lavoro indipendente. E’ quanto emerge dalle elaborazioni che il Cresa ha svolto sulle rilevazioni del Sistema Informativo Excelsior diUnioncamere e Ministero del Lavoro.

Le 5.040 “entrate” di lavoratori non riescono a compensare però le 5.460 “uscite”, determinate da scadenza di contratti, pensionamento e altri motivi, cosicchè si determina un saldo occupazionale negativo di 420 unità. Risulta particolarmente penalizzato il lavoro dipendente (-1.830 unità) mentre i saldi sono positivi per le diverse forme di lavoro autonomo. A livello territoriale si nota che il maggior numero di entrate totali riguarda le province di Teramo e Chieti (1.360 ognuna), mentre il maggior numero di assunzioni di personale dipendente si verificherà in quella dell’Aquila (960). L’unica provincia con saldo positivo è Teramo (+170).

Relativamente ai settori di attività economica si nota che il 54% delle assunzioni di lavoratori dipendenti programmate in Abruzzo riguarderà i servizi, in crescita di 9 punti percentuali rispetto al I trimestre 2012. Prevalgono le assunzioni nelle attività del turismo e della ristorazione (16%), seguite dagli altri servizi (15%) e dal commercio (11%). L’industria assorbirà il 46% delle assunzioni, con un calo del 4% rispetto al I trimestre 2012. Esse si concentreranno nelle imprese delle costruzioni (18% del totale) e nella metalmeccanica (12%). Nel dettaglio provinciale si osserva che le assunzioni nell’industria sono particolarmente numerose a Teramo (60% del totale) mentre quelle nei servizi a Pescara (71%). In particolare, le assunzioni nel sistema moda a Teramo costituiscono il 14% del totale, nella metalmeccanica e elettronica a Chieti il 23%, nel turismo e ristorazione a L’Aquila il 25% e nei servizi alle imprese a Pescara il 26%.

Tra le figure professionali più richieste a livello regionale si rilevano cuochi, camerieri (480 assunzioni programmate), seguiti dal personale generico (410), da conduttori di mezzi di trasporto e macchinari mobili (300), operai metalmeccanici ed elettromeccanici (290), operati specializzati in edilizia e nella manutenzione degli edifici (290) e personale di segreteria e servizi generali (270). Nel dettaglio provinciale a L’Aquila e a Pescara sono maggiormente richiesti cuochi, camerieri (rispettivamente 240 e 90), a Teramo personale generico (170) e a Chieti operai metalmeccanici ed elettromeccanici (130).

fonte: Cresa

lavoroOltre 380mila imprese chiuse nel 2012, solo in Abruzzo 25 al giorno. 1180 morti sul lavoro, 2 suicidi al giorno a causa della crisi economica. Quasi tre milioni di disoccupati ed un milione di posti di lavoro persi. Il lavoro precario sostituisce quello a tempo indeterminato: sono quasi 3milioni i precari. I contratti a termine lo scorso anno sono stati 2,375 milioni (di cui 1,7 a tempo pieno e 675mila a tempo parziale) a cui si aggiungono 433mila collaboratori. Oltre un miliardo di ore di cassa integrazione. 350mila esodati. Un primo maggio che continuano a chiamare festa dei lavoratori (nonostante i centri commerciali aperti per racimolare i pochi spiccioli che rimangono). E poi tanto lavoro sommerso che sfugge ad ogni statistica.  Oltre 8milioni di poveri e tanti scoraggiati, i cosiddetti inattivi, che né cercano lavoro né sono occupati. Ormai in Italia le rivisitazioni sono d’obbligo: la nostra è una Repubblica fondata sul non lavoro. Statistiche, inchieste fanno emergere lo sfruttamento di immigrati nel raccogliere frutta ed ortaggi nei campi, nell’edilizia, mentre i sindacati continuano a parlare di lavori che gli italiani non vogliono fare: forse perché con 20 euro al giorno non si mandano i figli a scuola, non si pagano le bollette, un mutuo? Forse perché non si vive in dieci dentro case fatiscenti? In un contesto di precarietà assoluta aumentano i furti e le rapine, sempre più spesso esodati, cassintegrati, disoccupati, in preda alla disperazione, commettono reati. Nel caso di debiti con lo Stato, gli imprenditori che non riescono a pagare le tasse, come da denuncia dei redditi, perdono certezze acquisite: pignoramento di stipendi, abitazioni, immobili dove svolgono l’attività. Le vie d’uscita? Maurizio Pallante, fondatore del Movimento della Decrescita Felice, spiega che potremmo creare lavoro, ad esempio  nell’edilizia: “Un palazzo mal coibentato inquina l’atmosfera e costringe gli inquilini a pagare costi altissimi di riscaldamento. Tutto questo fa crescere il Pil, ma peggiora la vita: quella delle famiglie e quella del pianeta (…) Le case-colabrodo, che in Italia sprecano in riscaldamento i due terzi dell’energia che bruciano, finiscono per gonfiare il Pil – alla voce “consumi energetici” – ma sono costose, inquinano e contribuiscono all’alterazione del clima. Per invertire la rotta basterebbe ristrutturare gli alloggi, isolandoli meglio: costeranno meno, non inquineranno più. E i cantieri daranno lavoro a migliaia di addetti. (…) Decrescerà il Pil, ma non certo il benessere. In Italia sarebbe una vera e propria rivoluzione, a dimostrare che non siamo di fronte a un ossimoro: proprio la decrescita (del Pil legato allo spreco di energia) potrebbe assicurare una grande ripresa dell’occupazione nel settore, con una straordinaria eredità di lavoro utile e di benessere diffuso (…) Finora, di fronte alle crisi destra e sinistra si sono comportate nello stesso modo, e cioè sostenendo con fondi pubblici i settori industriali più deboli, come quello dell’auto, e promuovendo edilizia e grandi opere. Ma il mercato dell’auto ormai è saturo, i vantaggi delle grandi opere sono effimeri, il mercato immobiliare è esaurito”

palazzo chigiLa violenza va condannata sempre: sia verbale, che fisica. In questi anni abbiamo visto Ministri della Repubblica italiana alzare il dito medio di fronte a cittadini che contestavano. I direttori di “Libero”, di “Il giornale” hanno sempre utilizzato un linguaggio aggressivo. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha costantemente apostrofato l’opposizione e/o i giornalisti, non a lui servili, con termini forti. In questo clima, in un Paese ridotto ai minimi termini, dove si muore sul lavoro e si muore di non lavoro: la politica non si è tolta un privilegio, non è stata capace di votare per la diminuzione degli emolumenti, delle pensioni d’oro. Mi dispiace per i carabinieri, ma la responsabilità, di quello che è accaduto oggi, è della classe dirigente che non è stata in grado di dare risposte concrete al Paese e che paradossalmente è stata rivotata e continua a governare. Sono stati nominati ministri che non sono nuovi della politica, ma complici del disastro economico che stiamo vivendo. Nel libro “Imprenditori suicidi“  molti imprenditori e lavoratori disoccupati erano disperati e di fronte all’indifferenza, al silenzio delle istituzioni, vedevano la violenza come unica soluzione. Ecco, è accaduto. Purtroppo la sparatoria davanti a palazzo Chigi non porterà nessun cambiamento, solo restrizioni delle libertà individuali. I vertici dei sindacati, dei partiti, delle associazioni di categoria sono stati capaci di amplificare alcuni conflitti: la salute o il lavoro, la vita o la morte, lo stipendio o la fame. Dal 2008, anno dell’acutizzarsi della crisi, non è stato preso nessun provvedimento a favore dei lavoratori e dei piccoli imprenditori, piuttosto si è portata la situazione all’estremo e la disperazione ora non si ferma al suicidio, ai gesti di autolesionismo. Il 6 marzo Andrea Zampi un piccolo imprenditore, dopo aver ricevuto un parere negativo per un finanziamento per la sua azienda, è entrato negli uffici della regione Umbria, ha sparato e ucciso due donne e poi si è tolto la vita. Un fatto che avrebbe dovuto suscitare preoccupazione per il disagio irreversibile che vivono i cittadini, invece si è continuato a tenere la stessa condotta: lo stesso Enrico Letta ha scelto due ministri sindaci ciò significa nuove elezioni e  dispendio di denaro pubblico. Non c’è nessuna volontà di iniziare a pensare riforme per il Paese. Rigore ed equità sarebbero letteralmente la soluzione, ma per le classi privilegiate, la Chiesa, le banche, le lobby.

rapoinaEnnesima rapina nel capoluogo abruzzese. Questa volta non si tratta di furto di rame o di rapinatori con pistole giocattolo: i malviventi erano provvisti di kalashnikov, armi utilizzate dalla criminalità organizzata. Non si era mai verificato un fatto del genere in città. La situazione è diventata intollerabile perché siamo di fronte ad una rapina programmata: per assaltare un portavalori, che preleva soldi ad un supermercato, c’è bisogno un basista sul posto che suggerisca orari, spostamenti, strade da percorrere ed ogni altro dettaglio affinchè si possa riuscire nel colpo. I cittadini sono esasperati, sono stati privati delle loro case, delle loro abitudini ed infine sono stati vittime di furti nelle abitazioni inagibili. La Questura aveva già fatto presente un aumento della microcriminalità nel primo semestre del 2012, ma ormai non siamo più di fronte a microcriminalità. Da quando sono partiti i cantieri per la costruzione delle new town si è assistito ad un alto tasso immigratorio (stranieri ed italiani) che non si è mai arrestato. Di solito culture diverse, tradizioni di altri Paesi sono uno scambio necessario per l’arricchimento, la conoscenza, ma se i rapporti avvengono nel rispetto delle regole. Invece a L’Aquila non c’è mai stato un controllo sul flusso di immigrati: oggi vagano per la nostra città tantissime persone che non sappiamo se sono qui per lavoro, spesso sfruttati da qualcuno, o alla ricerca di qualcos’altro. Il giornalista aquilano Francesco Paolucci ha realizzato un servizio proprio sullo sfruttamento degli immigrati, sulle loro paghe miserevoli e sulle loro precarie condizioni di vita. Rispetto a queste considerazione vanno aggiunte quelle degli organi preposti l’ex prefetto Maria Giovanna Iurato quando ha lasciato il suo incarico ad ottobre del 2012 asserì che durante il suo operato la criminalità non è aumentata (sic). Il successore Francesco Alecci, di fronte ad una lettera del sindaco Massimo Cialente in cui chiedeva più controlli, ha risposto che la situazione non è particolarmente critica ed è in fase di realizzazione un Piano di contrasto alla criminalità che vedrà coinvolto anche il Corpo di Polizia Municipale. Appunto, la criminalità va contrastata, non le si può dare la possibilità di attecchire come sta accadendo a L’Aquila. Ormai c’è un problema di sicurezza e l’articolo 2 del Testo Unico sulle leggi di pubblica sicurezza sancisce che Il Prefetto, nel caso di urgenza o per grave necessità pubblica, ha facoltà di adottare provvedimenti per la tutela della sicurezza pubblica.

No Ombrina mare 002

537178_566512663383708_2064217538_nIl compito di ogni cittadino, non solo di chi governa, è di tutelare l’ambiente, il territorio. La manifestazione che si terrà a Pescara il 13 aprile ore 15.30 è un’occasione per ribadire ai ministeri  che la costa abruzzese va difesa contro gli interessi delle compagnie petrolifere. I parlamentari abruzzesi del MoVimento 5 stelle, da quando si sono insediati, sono impegnati per una battaglia importantissima: fermare il progetto Ombrina mare 002,  ovvero il più grande impianto estrattivo dell’Adriatico. La cittadina Rosetta Enza Blundo ha presentato prima un’interrogazione orale e successivamente un disegno di legge come prima firmataria (insieme a Santangelo) per chiedere la modifica dell’art. 6 comma 17 del D.L. 9 febbraio 2012, n. 5, recante “Disposizioni in materia di semplificazione e sviluppo” che consente a chiunque fosse già in possesso di una licenza di ricerca o di prospezione prima dell’agosto 2010, non solo di riprendere l’attività, ma addirittura svolgerne di nuove. Con la legge attuale viene offerta alle compagnie petrolifere la possibilità di accrescere lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi nelle acque al largo della costa italiana aumentando notevolmente i rischi di contaminazione delle stesse, in particolare lungo la costa adriatica, destando forti preoccupazioni nelle comunità locali. Il progetto Ombrina 2 interessa il litorale fra Ortona, San Vito, Rocca San Giovanni, Fossacesia e Torino di Sangro e prevede la costruzione di una piattaforma per estrazione di petrolio con annessa nave FPSO (Floating Production Storage Offloading), un vero e proprio centro oli galleggiante lungo 350 metri per la desolforazione sul posto del petrolio e del gas estratti dai fondali marini a soli 9 chilometri dalla riva. Basandosi sui  dati statistici registrati dalla OIL and GAS UK sulle strutture di estrazione britanniche del Mare del Nord, si rischierebbero come minimo almeno quattro incidenti l’anno tra incendi, esplosioni e sversamenti, dati che, conteggiati per i 24 anni in cui la piattaforma e la FSPO sarebbero in funzione, vorrebbero dire in tutto 68 perdite in mare ed una ventina di incendi.  La situazione attuale non è per niente facile: da una parte c’è un decreto interministeriale (Ministero dell’Ambiente e Ministero per i beni e le attività Culturali) di VIA (valutazione impatto ambientale) e dall’altra il parere negativo della Regione Abruzzo sulla procedura di VIA. A fronte di tali contrasti il 7 marzo 2013, presso il Ministero dello Sviluppo economico si è tenuto un incontro sul progetto Ombrina Mare 2 e la decisione finale è stata quella di  procedere ad un approfondimento del progetto e del suo impatto sul territorio e sull’economia dell’area chietina.  

no morti sul lavoroIeri, 9 aprile, cinque lavoratori hanno perso la vita: a Bologna un uomo di 51 anni e’ morto schiacciato dal suo mezzo, un carro attrezzi, durante le operazioni di rimozione di un’auto in sosta vietata. Dai primi accertamenti sembra che il veicolo, fermo su una rampa molto ripida, si sia spostato all’indietro travolgendo l’autista sceso per un controllo. A Como non ce l’ha fatta Romeo D’Ettore, 57 anni, lunedì, mentre scaricava un autotreno,  un rotolo di rete metallica lo ha travolto e ieri è deceduto. A Palermo un operaio di 41 anni, Giovanni Mannino, stava lavorando nel cantiere per la realizzazione della linea tranviaria in via Leonardo da Vinci è morto dopo essere stato travolto da un camion che faceva retromarcia. Valtina, Alto Adige, un boscaiolo  è stato travolto e ucciso da un albero. A Canosa Sannita un pensionato di 71 anni stava guidando una pala meccanica tipo caterpillar per sistemare il suo terreno, per cause ancora da accertare, si è ribaltato in un dirupo rimanendo schiacciato sotto il mezzo. Dall’inizio dell’anno sono morti più di 100 lavoratori, nel 2012, secondo l’Osservatorio indipendente di Bologna, sono morti 1180 lavoratori e contemporaneamente sono stati persi più di un milione di posti di lavoro. Nonostante la chiusura delle aziende, il numero di uomini e donne, che perdono la vita sul lavoro, è altissimo. Gli incidenti mortali che avvengono in agricoltura, per il ribaltamento del mezzo, potrebbero essere evitati ad esempio intervenendo sul rafforzamento della cabina. Le statistiche dimostrano che nelle aziende dove è presente il sindacato e, almeno un rappresentante per la sicurezza dei lavoratori, gli incidenti sono minimi o non si verificano affatto. La crisi non può essere l’alibi per tagliare la sicurezza, anzi, in questi momenti difficili si deve tenere alta l’attenzione perché i diritti alla vita e alla salute nei luoghi di lavoro, vengono prima di ogni altra cosa. La classe politica, i sindacati e le associazioni di categoria hanno precise responsabilità sulla scomparsa del diritto al lavoro. Una volta si lavorava per vivere, ora per salvare la propria pelle.

Riporto uno stralcio della testimonianza tratta dal libro Morti Bianche, Milena Ben ha perso suo figlio sul lavoro il 18 maggio del 1995: “La disperazione è indescrivibile, non si può perdere un figlio per il lavoro. Non si metabolizza mai la perdita di un figlio, forse può diventare meno pesante, ma non sempre (purtroppo). Dicono che con il tempo si potrebbe anche accettare, del resto non rimane nulla da fare. Se potessimo far resuscitare i morti, in tanti ci proveremmo. La morte tragica di un figlio, con il passare del tempo fa solo sentire che hai perso per sempre la persona più cara che avevi, ti fa sentire impotente, sola in mezzo a tanta gente.

leggeNel corso di questi anni ho scritto libri sulle morti sul lavoro, sul terremoto di L’Aquila, sulle morti in carcere e sugli imprenditori in difficoltà. Spesso mi è stata rivolta la domanda: “Cosa hanno in comune questi temi così diversi?”. A prima vista sembrerebbe che questi temi sociali siano distanti l’uno dall’altro, invece sono accomunati da una piaga italiana: l’ingiustizia. I processi si archiviano come nel caso di Niki Aprile Gatti perché, se da una parte c’è un cittadino morto in carcere per cause anomale (ancora più anomalo il motivo del suo arresto per frode fiscale… visti i tempi moderni dovremmo avere molti dirigenti di banca, politici in galera, ma così non è), dall’altra parte c’è lo Stato che decide di lavarsi le mani con la sentenza: suicidio.Nella vicenda di Riccardo Rasman i poliziotti, i tutori della legge, uccidono con rara brutalità un ragazzo, in cura presso il centro mentale di Domio, e vengono condannati a sei mesi. A L’Aquila si è tenuto il processo per la Commissione Grandi Rischi, composta da esperti che avrebbero dovuto dare le giuste indicazioni in caso di terremoto…. invece hanno rassicurato tutti. In primo grado sono stati condannati. La Commissione Grandi Rischi è composta da vertici dell’Ingv, della Protezione Civile che  sono a nomina politica… il commento alla sentenza: processo alla scienza. Franca Mulas ha perso a distanza di pochi mesi figlio e marito che lavoravano in un’impresa edile ed ha visto prescriversi il reato di omicidio colposo. La stessa sorte è  toccata a Piera Petrini Levo,un’imprenditrice, che ha dovuto trovare la forza per denunciare le lobby bancarie che, a causa dei derivati, le stavano facendo fallire l’azienda. Oggi nessuna condanna per i funzionari  rinviati a giudizio: il reato di truffa si è prescritto. Molta ingiustizia è stata alimentata da una legge varata dal Governo Berlusconi: la legge 251/2005 (la cosiddetta ex Cirielli) la quale interviene sia sui reati di usura che sulla prescrizione i termini coincidono con il massimo di pena edittale prevista per il tipo di reato.La prescrizione dovrebbe incentivare a velocizzare i processi, arrivare alla verità, prima che non sia più possibile, invece, in un Paese scarsamente civile come il nostro, serve per non punire gli intoccabili quando violano la legge.

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